Veolia: un nome, una garanzia (o almeno un avviso…)

Ci ritroveremo i rifiuti della Versilia inceneriti a Gioia Tauro???

La nostra cara Veolia è una multinazionale francese che fornisce acqua a circa 110 milioni di persone in tutto il mondo (Calabria compresa), raccoglie e tratta i rifiuti di 50 milioni di persone (compresi gli abitanti del “sistema” Calabria SUD) e gestisce i trasporti pubblici in 27 paesi. È la numero uno al mondo per quel che riguarda la gestione delle acque ed è molto potente: qualcuno ventila l’ipotesi che addirittura il mancato incontro tra il presidente francese Sarkozy e il Dalai Lama, in visita in questi giorni in Francia, sia stata una scelta “diplomatica” per evitare di incrinare i numerosi rapporti economici tra la Veolia e la Cina. Ma la sua leadership mondiale non la può esimere dagli oneri di qualsiasi piccolo mortale. Ogni tanto si trova così coinvolta in qualche inchiestuccia: tempo fa quella che coinvolse i vertici di AcquaLatina, poi quella sulla Sorical, oggi la vediamo impelagata nell’inchiesta aperta per il “taroccamento” del software per il controllo dei dati di emissione dell’inceneritore di Pietrasanta, Lucca.

La storia di questo impianto inizia nel 2001 quando, nonostante l’opposizione della popolazione locale, venne inaugurato dalla Termomeccanica, la società spezzina rilevata poi da Veolia e che ha costruito anche l’inceneritore di Gioia Tauro.

Non è la prima volta che inceneritori gestiti da Termomeccanica (oggi Veolia) chiudano per lo sforamento dei vari parametri: ricordiamo la chiusura dell’impianto di Taranto avvenuta nel 2006, a causa del superamento dei limiti consentiti dalla legge per le emissioni di acido cloridrico, acido fluoridrico e ossido di carbonio.

Per quanto riguarda l’impianto toscano, si riporta uno stralcio del comunicato di AmbienteFuturo (il testo integrale su http://www.ambientefuturo.org/) «già nel 2003 l’impianto che tratta 170 T/g venne chiuso perché responsabile di aver “sforato” i limiti per la emissione di diossine e furani (ed IPA). Fatto ripartire dovette accettare “il controllo in continuo” (per la verità previsto su di una delle due linee) delle diossine applicando il metodo AMESA. All’inizio del 2008 (febbraio) tale controllo fa registrare uno “sforamento” di due volte e mezzo i limiti riguardanti le diossine che, contestato dal gestore, trova l’ARPAT “comprensiva” nell’imputare questo dato alla “provetta sporca”. A giugno è la stessa VEOLIA che CHIUDE LA LINEA 2 (la stessa “incriminata” a febbraio) perché “avrebbe emesso troppo ossido di carbonio”. Naturalmente tutte le istituzioni minimizzano affidandosi agli “scarsi rischi connessi ad un’eccessiva emissione di CO”. Ma giusto il 10 agosto l’ufficio stampa della provincia di Lucca ammette che “il controllo in continuo delle diossine messo in atto dalla seconda metà di giugno al 15 luglio sulla linea 1 ha rivelato valori 4 volte superiori ai limiti di legge”. A QUESTO PUNTO LA MAGISTRATURA, SI APPRENDE, AVEVA GIÁ APERTO UN’INCHIESTA PER SOSPETTA “MANOMISSIONE” DEI DATI DI CONTROLLO. La stessa ARPAT (Agenzia Ambiente della Toscana) ammette che i dati delle emissioni della stessa linea 2 (quella che ancora funziona) “vanno bene ma eccedono i valori di legge per il CO e il COT di cui, alla luce del sistema di controllo in continuo fino ad oggi messo in atto dall’azienda, VANNO MOLTIPLICATI PER 10”. Detto in altre parole si riconosce che l’azienda HA TAROCCATO I DATI e che la stessa linea 2 sta funzionando male».

La Veolia, naturalmente, si è mostrata subito disponibile, per il periodo di chiusura dell’impianto, a smaltire i rifiuti della Versilia in altri suoi impianti italiani.

Ce li ritroveremo a Gioia Tauro?

TerritoRioT

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