SPUNTI DI RIFLESSIONE IN MERITO ALLA NUOVA STAGIONE REFERENDARIA

PERCHE’ PENSIAMO SIA IMPRATICABILE UNA NUOVA STAGIONE REFERENDARIA

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica ha avviato nei giorni scorsi una intensa discussione politica circa la proposta di una stagione di Referendum Sociali che sarà lanciata ufficialmente all’assemblea nazionale il prossimo 13 marzo.

Il confronto politico si è tenuto in due momenti distinti; un primo momento interno al Coordinamento lo scorso 26 febbraio a Cosenza e poi una plenaria regionale il 6 marzo a Lamezia Terme.

Pur valutando attuali ed importanti le tematiche contenute nella piattaforma assembleare, nei due momenti di confronto regionale sono state espresse, quasi all’unanimità, alcune perplessità in merito alla nuova stagione di referendum sociali.

In primis, sono emerse perplessità sulle modalità con cui si è deciso di lanciare questo nuovo percorso referendario, almeno sul fronte “acqua”. Infatti ci è sembrato che questa nuova campagna referendaria segni una caduta della partecipazione e la mancanza di una adeguata condivisione territoriale sui temi contenuti nelle proposte e sulla necessità o meno di convergere su un nuovo percorso referendario con altri blocchi sociali.

Nel giro di pochi mesi e attraverso poche riunioni e scambi di mail, ci vediamo catapultati in un percorso impegnativo e faticoso. Far convergere enormi sforzi sull’ennesima campagna di raccolta firme porterebbe inevitabilmente a distogliere energie dalle vertenze territoriali che, a nostro avviso, possono essere utili per resistere alle politiche neoliberiste in atto negli ultimi anni.

Inoltre, l’utilizzo dello “strumento referendum” in questa particolare fase politica è giudicato parziale. Sebbene altri blocchi sociali possano, in base alla loro esperienza, giudicare i tempi maturi per un percorso referendario, vorremmo ricordare che il Forum vive un “riflusso” in termini di partecipazione.

La stagione 2010-2011 promossa dal Forum è stata una fase sociale straordinaria che però, come abbiamo ribadito in tantissime occasioni, non è piovuta dal cielo ma è stata costruita passo dopo passo con una mobilitazione territoriale straordinaria frutto anche del lavoro certosino svolto negli anni precedenti. Quella stagione ha inoltre mobilitato realtà sociali diverse: dai centri sociali alle parrocchie un fronte unico e variegato ha dispiegato pratiche politiche differenti ma su una “semplice” parola d’ordine che ha permesso una vittoria schiacciante.

Oggi è del tutto evidente che quel patrimonio sociale e politico si è parzialmente disperso. Una nuova mobilitazione referendaria avrà una scarsa capacità ricompositiva e di incidenza conflittuale rispetto alle scelte del Governo Renzi e dell’Unione Europea. Infine vorremmo ribadire che quasi 5 anni fa abbiamo vinto un referendum, massima espressione della “partecipazione democratica”, il cui esito però è stato smontato attraverso una serie di interventi legislativi. Su questo passaggio tutto il movimento dell’acqua non ha avuto la capacità di soffermarsi adeguatamente ed oggi paghiamo l’inevitabilità di questa nostra insufficienza.

Il nostro chiaramente non è un ragionamento di “retroguardia”, tutt’altro. Pensiamo che in questa fase delicata di attacco policentrico dall’alto verso il basso diventa fondamentale riorganizzare i territori per resistere e rilanciare una controffensiva che, a nostro avviso, non può passare attraverso la riproposizione di un vecchio schema che non è detto sia vincente solo perché lo è stato cinque anni fa.

Anche se, stando alle ultime novità, il quesito sui servizi idrici non verrà proposto, un percorso referendario in cui inserirci chiedendo, insieme alle firme per svariati quesiti, anche quelle per una petizione i cui contenuti politici sono generici, ci appare prematuro e parziale. Un insuccesso di tale iniziativa potrebbe seriamente nuocere a molte lotte sociali che in questi anni si sono costruite a partire dai cosiddetti beni comuni per passare poi al lavoro, alla scuola, alla casa, al reddito, ecc…

Pensiamo invece che possa essere molto più efficace politicamente avviare una stagione di mobilitazioni sociali a partire da tutti quei soggetti che si ritrovano su alcune parole d’ordine (che in parte sono anche quelle della stagione referendaria) avviando da subito un percorso aggregante e dal basso ma che non può che partire dai territori e dai conflitti praticati quotidianamente. Se c’è da spendere ulteriori energie vorremmo farlo in questa direzione.

Costruire dall’alto un frettoloso percorso referendario come quello che dal nostro punto di vista si sta costruendo, non può essere una possibile via d’uscita alla crisi globale o anche solo una pratica che provi a ricomporre una forte soggettività conflittuale capace di mutare a proprio vantaggio i rapporti di forza e tracciare così la via ad un nuovo modello sociale.

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