PERCHÉ A COSENZA MANCA L’ACQUA?

INCHIESTA – [SECONDA PUNTATA]: COSA NON FUNZIONA.

Di Claudio Dionesalvi.

Quali sono le criticità nel sistema idrico cosentino?

“L’acqua recapitata dai diversi acquedotti – spiega Marco De Marco, ingegnere idraulico – viene poi smistata in città attraverso un certo numero di serbatoi. Da qui deriva la complessità del sistema. I serbatoi si trovano sulle alture immediatamente limitrofe alla città e hanno una funzione di compensazione e ripartizione delle portate raccolte. La compensazione è quella funzione che serve a stabilizzare la variabilità delle portate. In altre parole la portata in arrivo al serbatoio dalla condotta adduttrice è praticamente costante nelle 24 ore in condizione di regolare esercizio, mentre la portata in uscita segue una legge variabile nelle 24 ore, con valori di portata orari sia superiori (portata di punta) che inferiori (normalmente nelle ore notturne) rispetto a quella costante di adduzione. Il serbatoio deve quindi poter accumulare nelle ore di minor consumo, e particolarmente durante la notte, le acque che arrivano dalla condotta di adduzione e restituire le acque così immagazzinate durante le ore di consumo superiori alla media, in modo che sommandosi con quelle che non cessano di arrivare dalla condotta di adduzione si riesca a fronteggiare le richieste delle ore di punta. Questo a Cosenza non accade mai. E rappresenta il maggiore dei problemi. Quello che entra è uguale a quello che esce, perciò il serbatoio non accumula e di conseguenza non compensa. L’unica funzione di fatto è quella di ripartizione, cioè di distribuire le portate alle diverse zone della città. La città di Cosenza dispone di 16 serbatoi di accumulo/compensazione/ripartizione dislocati in diversi punti del territorio”.

Occorre fare un breve inciso di idraulica. L’acqua dai serbatoi alle case arriva per “gravità”, per questo motivo i serbatoi vengono posizionati sulle alture, in modo che la quota del serbatoio sia più in alto della quota massima degli edifici.

Questo meccanismo si basa sui vasi comunicanti. Gli antichi romani costruivano gli acquedotti cercando di superare i dislivelli del terreno attraverso gli archi, per tenere l’acqua sempre più in alto rispetto alle depressioni o innalzamenti del profilo del terreno.

Posizionando quindi i serbatoi nei punti più in alto, non ci sarebbe bisogno in teoria di fare ricorso a sistemi di sollevamento come pompe e autoclavi.

I serbatoi a servizio del comune di Cosenza sono:

  • De Rada (capacità 5000 metri cubi) si trova sopra le scuole;
  • Cozzo Muoio (12000 metri cubi) si trova sopra l’INRCA;
  • Merone (1200 metri cubi) davanti alla pizzeria la strega;
  • S. Vito (1200 metri cubi) sopra la zona dello stadio, sulla strada che collega serra spiga a Mendicino;
  • Colle Mussano (metri cubi 6500) sotto al cimitero;
  • Triglio Alto (1000 metri cubi) zona sud della città;
  • Triglio Basso (800 metri cubi) zona sud della città;
  • Donnici Superiore (200 metri cubi) zona sud della città;
  • Badessa (Cozzo Presta) (80 metri cubi) zona sud della città;
  • S. Ippolito (200 metri cubi) zona sud della città;
  • Portapiana Alto (1800 metri cubi) zona sud della città;
  • Portapiana Basso (700 metri cubi) zona sud della città;
  • Piscopani (200 metri cubi) zona sud della città;
  • Serra (200 metri cubi) zona sud della città;
  • Borgo Partenope (200 metri cubi) zona sud della città;
  • Lucida (200 metri cubi) zona sud della città;

In totale la capacità di accumulo complessiva di cui dispone la città è pari a circa 31500 metri cubi.

Attraverso la concessione assegnatale dalla Regione, So.Ri.Cal. è proprietaria dei serbatoi Sant’Ippolito, Borgo Partenope, Cozzo Presta, Cozzo Muoio, De Rada e San Vito. Il resto è di proprietà comunale. I diversi serbatoi alimentano differenti parti della città che risulta così divisa in distretti, delle maglie che in teoria dovrebbero essere indipendenti l’una dall’altra. In realtà non è sempre così, perché esistono dei punti di collegamento tra le diverse maglie, che per sopperire alle disfunzioni vengono aperti per approvvigionare una certa area da più serbatoi. “È il caso di via Popilia – precisa De Marco – che dovrebbe essere alimentata quasi unicamente dal serbatoio di colle Mussano, ma vista la carenza idrica e l’ingente richiesta dovuta al fatto che si tratta del quartiere più popoloso della città, aprendo delle saracinesche che si trovano nei punti di congiunzione, viene alimentata anche dal serbatoio di De Rada che dovrebbe servire quasi esclusivamente il centro cittadino. Una saracinesca è situata sotto la sopraelevata, un’altra a piazza Zumbini, un’altra vicino al tribunale. Questo finisce per penalizzare le zone centrali che si trovano a una quota sfavorevole dal punto di vista idraulico: a causa della notevole pendenza l’acqua scivola via verso via Popilia che si trova più in basso e ne succhia di più poiché la domanda idrica è maggiore. È la continua emergenza a spingere i tecnici ad effettuare queste operazioni straordinarie. Sembra solo un dettaglio, ma da un punto di vista tecnico si tratta di un aspetto molto delicato. Proprio per la conformazione del territorio cittadino, simile al fondo di una scodella, le tubazioni – prosegue il giovane ingegnere cosentino – sono esposte a forti pressioni. A volte vi sono oltre 100 metri di dislivello tra un serbatoio e la sottostante condotta che colletta l’acqua. Per tale motivo, operazioni di apertura e chiusura di saracinesche devono essere fatte con estrema cautela per via delle notevoli pressioni in gioco. Occorre considerare, infatti, che all’interno di una rete di condotte si ha a che fare con portate, ma anche con pressioni. I manuali di idraulica consigliano di effettuare queste operazioni di apertura e chiusura di saracinesche gradualmente e con il cronometro in mano, per evitare quello che si chiama “colpo d’ariete”, cioè le sollecitazioni dovute al fenomeno idraulico che si presenta in una condotta quando un flusso di liquido in movimento al suo interno viene bruscamente fermato dalla repentina chiusura di una valvola oppure quando una condotta chiusa e in pressione viene aperta repentinamente.

Spesso, invece, queste operazioni vengono espletate in maniera non graduale, cioè senza rispettare i necessari tempi di manovra, esponendo in tal modo le condotte a pericolosi stress di pressione e causandone la rottura. Questo è, a mio avviso, uno dei probabili motivi per cui ci sono molte perdite nella rete cittadina”.

Quali sono le aree della città maggiormente colpite dalla crisi idrica?

Il centro cittadino, in generale. La zona di viale della Repubblica, via Roma, via Alimena e corso Mazzini fino a scendere verso il Crati. Quest’area è alimentata dal Serbatoio di De Rada che è chiuso durante la notte per permettere un certo accumulo. Quando nelle prime ore del giorno vengono aperte le saracinesche, quella piccola quantità di acqua raccolta durante la notte scivola letteralmente via verso valle, esaurendosi nel giro di un’ora o due. Ciò è dovuto anche al fatto che molti edifici sono provvisti di autoclave e serbatoi privati che entrano immediatamente in funzione appena l’acqua ritorna a scorrere nelle condotte comunali, polverizzando in pochissimo tempo l’accumulo creatosi durante la notte.

“Comunque – conclude Marco De Marco – è tutta Cosenza a soffrire per la scarsità di acqua. È un problema trasversale”. Eppure il problema principale oggi rimane l’incomunicabilità dei vasi… istituzionali. Tra comune, So.Ri.Cal. e Regione regna un dissidio permanente.

  • Se i tubi che collegano gli acquedotti alle case sono rotti, il problema non è mio. Te li devi aggiustare da solo. E se non sganci tutti i soldi che avanzo, ti riduco il flusso d’acqua.
  • Di te posso fare pure a meno. Ti ordino di aumentare subito la quantità dell’acqua che mi fornisci. E consegnami le chiavi dei serbatoi così misuro quanta me ne stai dando.

In sintesi, lo scontro tra So.Ri.Cal. e comune di Cosenza verte su queste argomentazioni. È un conflitto che contrappone la società idrica a numerosi altri municipi calabresi e si ripropone un po’ dovunque. Al di là del parapiglia, esistono responsabilità politiche e gestionali precise, analoghe a quelle individuabili in settori come la sanità pubblica, i trasporti e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Cosa si potrebbe fare in concreto per migliorare la situazione?

Gli esperti non hanno dubbi: prima di tutto ridurre gli sprechi! Avviare cioè una campagna seria di ricerca e riparazione delle condotte che disperdono ingenti quantitativi d’acqua nel sottosuolo. Dal gennaio al settembre 2017, il comune di Cosenza ha condotto questa ricerca a spot, senza un quadro preciso della situazione.

Alcuni tecnici sono stati incaricati di eseguire delle misurazioni mediante strumenti a ultrasuoni per individuare le perdite. A effettuare tali rilevamenti è stata una ditta privata, la MEA Servizi. I revisori si sono recati nei punti in cui le utenze manifestano le maggiori criticità, monitorando pozzetto per pozzetto l’andamento delle portate e cercando di capire cosa succeda. Quando trovavano qualche anomalia, segnalavano all’ufficio tecnico il sito in cui scavare e poi una ditta di costruzioni effettuava le riparazioni. A volte non era semplice individuare il punto esatto, perciò venivano usati strumenti ancor più precisi, i correlatori, capaci di distinguere il rumore dell’acqua che scorre nel tubo, da quello prodotto dall’acqua espulsa nel terreno.

Purtroppo mancava un’organizzazione alla base di questi interventi. Quando si ripara una perdita, infatti, le pressioni in gioco nella rete di condotte tendono a riequilibrarsi. Per questo motivo, può succedere che dei tratti di condotte inizialmente sottoposti a una certa pressione, dopo la riparazione di una perdita, vengano sollecitati da pressioni maggiori, causando ulteriori rotture. Ecco perché le misurazioni dovrebbero essere effettuate anche dopo la riparazione. È un meccanismo simile a una coperta troppo corta che viene tirata da un verso o dall’altro. Servirebbero allora dei punti di misurazione fissi per capire l’evoluzione nell’equilibrio di pressioni e portate all’interno della rete dopo ogni intervento. Per fare ciò, sarebbe necessaria un’organizzazione precisa che non può essere garantita in condizioni di continua emergenza.

Una volta eliminate le perdite, si può pensare all’aspetto della gestione della rete e delle risorse in gioco. Sarebbero quindi necessari dei sistemi di monitoraggio in tempo reale dei vari tronchi, attraverso le tecnologie a disposizione: mappatura GPS delle condotte, telecontrollo, sistemi informatici di monitoraggio, punti di misurazione, sistemi di allerta e di comunicazione delle anomalie attraverso l’invio di mail e/o sms. Inoltre, bisognerebbe individuare ulteriori fonti di approvvigionamento qualora quelle attuali non fossero sufficienti. Tutto ciò a patto che la rete funzioni alla perfezione, poiché è inutile immettere altra acqua se questa si perde. (Tutto ciò sarà comunque trattato in modo più approfondito nella terza puntata di questa inchiesta).

Oggi le anomalie sono segnalate dal numero e dal tenore delle telefonate di lamentela che arrivano al centralino del Comune da parte della gente esasperata. I tecnici comunali fanno il possibile, ma sono in pochi e devono compiere acrobazie per sopperire alle continue emergenze.

Sono costretti ad avere a che fare con anni e anni di mancata o insufficiente manutenzione della rete idrica e degli impianti. In molti punti della città le condotte e gli organi di manovra hanno da tempo superato la loro durata di vita. Spesso i manutentori si trovano in situazioni in cui non possono assumersi la responsabilità di chiudere una saracinesca per effettuare le misurazioni, perché esiste il concreto pericolo che azionandola si rompa nelle loro mani.

Il sistema di condotte che costituisce la rete idrica cittadina dovrebbe essere ammodernato e reso efficiente. In parte è stato fatto negli anni passati dall’amministrazione Occhiuto. La zona del centro interessata dal rifacimento dei marciapiedi, per esempio, ha subìto anche una riqualificazione delle condotte idriche. Ma molto altro resta ancora da fare per pensare di risolvere il problema. Serve un programma globale di interventi, supportato da risorse economiche e tecniche continue, non a intermittenza. Serve la volontà politica, sapendo che un acquedotto non è un ponte che puoi usare facilmente per scattare dei selfie; è qualcosa di meno tangibile.

Alle radici del problema: intervista a Alfonso Senatore, Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

[fonte: http://www.inviatodanessuno.it/?p=2921]

(fine seconda puntata)

(la terza puntata – LE RESPONSABILITÀ – sarà pubblicata sabato 18 novembre)

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