Gestione Sorical: una vicenda senza fine

Le notizie che apprendiamo dagli organi di stampa sulle vicenindexde della società Sorical S.p.A. lasciano sempre più perplessi e meritano, senza dubbio, opportuni rilievi per far comprendere ai calabresi cosa sta succedendo nella gestione del nostro Bene Comune più prezioso.
La Sorical S.p.A. lascerebbe dal primo ottobre il “Mercato di salvaguardia” nel quale era stata costretta da un debito di 90 milioni di euro accumulato verso i fornitori di energia elettrica e per il quale aveva dovuto sostenere un aggravio del costo pari a 11 milioni di euro l’anno.
La Convenzione sottoscritta tra la società Sorical S.p.A. e la Regione Calabria, socio di maggioranza assoluta, prevede che il pagamento delle spese energetiche sia a carico della Sorical S.p.A. e quindi si spera, ma la conferma ovviamente non c’è, che la Regione Calabria non si sia sobbarcato l’onere di questo pagamento.
Ma la vicenda relativa alla fornitura dell’energia elettrica, necessaria al funzionamento degli acquedotti calabresi, è paradossale e, nello stesso tempo, significativa di quanto è accaduto, e purtroppo continua ad accadere, nella gestione delle risorse idriche in Calabria.
Quando fu costituita la Sorical S.p.A. l’allora socio privato, l’Enel guidata da Palo Scaroni, aveva messo sul tavolo ben 400 miliardi di vecchie lire a garanzia dei futuri investimenti; tecnicamente si chiama fidejussione e fu la carta ritenuta vincente per aggiudicarsi la gestione delle acque in Calabria, ma poi di quella fidejussione si persero le tracce.
Ma l’aspetto paradossale è che l’energia elettrica, per il pagamento della quale oggi la società sembra in grosse difficoltà, era stata addirittura offerta alla Regione Calabria.
Ed è quanto risulta da atti ufficiali (Deliberazione della Giunta Regionale 18.05.2004, n.335 “Transazione SORICAL-Approvazione Accordo Integrativo”) nei quali si legge che l’Enel, ad integrazione migliorativa dell’offerta proposta, si dichiarava disponibile a “conferire in uso alla costituenda SORICAL la centrale idroelettrica di Vaccarizzo sull’asta del F. Mucone oltre eventualmente ad ulteriori centrali idroelettriche del Gruppo ENEL sul territorio calabrese, entri i limiti di producibilità che non eccedano il fabbisogno di energia elettrica degli Acquedotti regionali”.
Se consideriamo l’enorme spesa sostenuta per il funzionamento delle numerosissime centrali di sollevamento degli Acquedotti Regionali calabresi si può comprendere come, da un punto di vista economico, quella dell’ENEL era un’ottima offerta, e quanto accaduto in questi anni, con il ricorso al “mercato di salvaguardia” da parte della Sorical, ne è la prova evidentissima.
La Regione Calabria ha invece pensato bene, all’epoca, di soprassedere al conferimento della centrale idroelettrica di Vaccarizzo così come delle ulteriori ipotizzate centrali sul territorio calabrese perché era stato verificato che i costi complessivi di produzione, comprensivi del canone d’uso da corrispondere al Concessionario Enel Produzione S.p.A. e della manutenzione risultavano superiori al costo di acquisto dell’energia.
Cioè in pratica l’ENEL aveva offerto, nell’ambito della scelta del socio privato, l’energia elettrica per il fabbisogno di tutti gli Acquedotti Regionali e tale offerta veniva respinta!
Notiamo anzitutto che il canone d’uso doveva essere corrisposto alla Regione Calabria e non all’ENEL produzione; infatti il canone di concessione si paga ad una Pubblica Amministrazione (la Regione Calabria) “proprietaria” delle Acque Pubbliche.
Sulla convenienza economica di gestire e manutenzionare le centrali idroelettriche per produrre energia elettrica sarebbe stato invece sufficiente Wikipedia (Internet) alla voce “vantaggi” di una centrale idroelettrica per sapere che “Il principale vantaggio delle centrali idroelettriche è che, una volta costruite, offrono energia a costi molto competitivi e non richiedono combustibili o materie prime; sono una fonte di energia totalmente rinnovabile e di fatto illimitata.”
Tra gli svantaggi viene indicato quello relativo alla realizzazione di laghi artificiali per fungere da invasi ma, ovviamente, gli invasi in Calabria erano già stati realizzati diversi anni prima.
E’ chiaro che l’offerta dell’ENEL avrebbe comportato costi di gestione e quindi bollette dell’acqua notevolmente più bassi.
Da evidenziare infine che, considerando un costo medio di 25 milioni di euro l’anno per la fornitura di energia elettrica, nei trenta anni di durata della “Convenzione” si sarebbero risparmiati, a meno dei bassi costi di gestione delle centrali idroelettriche, qualcosa come 750 milioni di euro!
Quanto riportato è facilmente riscontrabile in atti pubblici e del resto basterebbe leggere il resoconto integrale (consultabile sul nostro sito www.abccalabria.org ) del dibattito sulla Sorical S.p.A. del Consiglio Regionale della Calabria nella seduta del 26 novembre scorso.
Infatti quanto detto in quella sede supera ogni più fosca previsione sullo stato della gestione del Nostro Bene Comune più prezioso. Affermazioni del tipo “la Regione era una mucca da mungere per fare tutto quello che era possibile per favorire il privato che non era controllato né si faceva controllare” oppure “i presidenti delle 5 Province servivano a tenere buona la popolazione per fare gli interessi della società che si chiama Veolia ” lasciano senza parole.
Come nessun ulteriore commento è possibile esprimere per affermazioni come “la Regione ha erogato 147 milioni di euro – Veolia non ha mai versato nulla in questi anni – Nessuna rendicontazione delle somme spese – Le anticipazioni della Regione non sono state restituite ” ed “quando si devono pagare i debiti – e sono montagne di debiti – ci va dimezzo la regione – La Regione Calabria rischia di avere un danno di 385 milioni di euro che grava e graverà sulle spalle dei cittadini calabresi ”.
Questo hanno detto, letteralmente, i consiglieri regionali della nostra regione ed a queste affermazioni l’opposizione politica in Calabria (?) avrebbe dovuto, oltreché indignarsi, perlomeno informare i calabresi di quanto sta avvenendo nella gestione delle nostre acque. Niente di tutto questo.
E’ stato soltanto il “Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica Bruno Arcuri” a scendere in piazza ad informare i calabresi di quanto sta accadendo e proponendo, visto l’assordante silenzio della politica, una legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle nostre acque che ha visto oltre undicimila abitanti di questa terra riaffermare quanto già espresso, con forte volontà, nel referendum nazionale del giugno 2011.
E cosa dire poi delle tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi e per le quali il “Coordinamento Bruno Arcuri”, oramai da anni, ne denuncia l’illegittimità?
Numerosi sono stati i Comuni direttamente informati della questione che, ovviamente, interessa tutti i Comuni della Calabria e che ha comportato, a tutto il 31 dicembre 2008, un maggiore aggravio per i Comuni di circa 30 milioni di euro!
Purtroppo anche in questo caso la politica non ha dato nessuna risposta (eppure si dovevano tutelare gli interessi dei Comuni e quindi degli abitanti della Calabria); pur tuttavia la nostra campagna di legalità per le tariffe applicate ha trovato un notevolissimo riscontro istituzionale nella Sezione di controllo per la Calabria della Corte dei Conti.
Nella relazione sulla risorse idriche della nostra regione, approvata nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011, la Corte dei Conti dice chiaramente che, per quanto riguarda le tariffe, “in Calabria trova applicazione il metodo del CIPE” così come da anni sostenuto dal “Coordinamento Bruno Arcuri” ed inoltre il relatore faceva rilevare che “la esatta conversione del primo valore della tariffa stabilito in Lire 286,04 risulta pari a € 0,147727 e non pari ad € 0,15, la conversione del secondo valore di tariffa stabilito in lire 486,75 risulta pari a € 0,242089 e non pari a € 0,25” concludendo che queste differenze dei valori di tariffa rapportati ai volumi di metri cubi erogati determinano “diversi milioni di euro di maggiore fatturato”.
Anche questa incredibile “svista” (si tratta di una semplice divisione matematica) era stata segnalata dal nostro “Coordinamento” ed anche in questo caso, neanche a dirlo, senza avere nessuna risposta da nessuno schieramento politico.
Adesso è venuto il m omento di dire basta. I calabresi vogliono e devono conoscere cosa è accaduto e sta accadendo nella gestione del loro Bene Comune più prezioso; si deve immediatamente costituire una commissione uditoria per chiarire queste e tutte altre problematiche da tempo denunciate dal “Coordinamento”.
La gestione delle nostre Acque deve tornare sotto il controllo democratico e partecipativo dei legittimi proprietari, gli abitanti della Calabria; è notizia di pochissimi gironi addietro il ritorno alla gestione pubblica delle acque nella città di Berlino con l’allontanamento della società Veolia.
Il passo importante per la nostra regione è l’approvazione della Legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle acque promossa dal “Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica Bruno Arcuri” e presentata alla Regione Calabria assieme ad oltre undicimila firme raccolte in diversi Comuni della nostra Regione.
Perché, lo diciamo da sempre, si scrive Acqua ma si legge Democrazia!

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “B. Arcuri”

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