Maria Carmela Lanzetta, Ministro degli Affari… Privati

IL GOVERNO IMPUGNA LA LEGGE DELLA REGIONE LAZIO

Non possiamo che accogliere con sdegno la decisione del Governo Renzi di impugnare la legge regionale del Lazio, “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque” d’iniziativa consiliare e popolare perché, a dire dei nostri Ministri, numerose disposizioni previste all’interno di questa legge contrastano con le regole riservate alla legislazione statale in materia di tutela della concorrenza, dell’ambiente e dell’ordinamento civile. È evidente come quel 41% conseguito alle recenti elezioni europee abbia spazzato le ultime, esigue remore e impresso un’accelerazione verso quelle politiche liberiste fatte di maggiore austerity e privatizzazioni. E il principale ostacolo da rimuovere, da cancellare dalla mente degli italiani, è quel maledetto, per loro, risultato referendario del 2011, che comunque ebbe in termini assoluti un maggiore consenso (26 milioni di voti) dell’ultimo modesto 41% (circa 11 milioni di voti). Da calabresi ci fa ancor più rabbia leggere che a proporre questa deliberazione sia stata la “nostra” Maria Carmela Lanzetta. Noi quel testo di legge lo conosciamo bene, visto che è molto simile a quello da noi proposto e sottoscritto da 12mila cittadini calabresi, e che ancora aspetta di essere discusso in Consiglio regionale, ed è un testo di legge che contrasta con una sola cosa: gli interessi dei privati nelle gestione dell’acqua. Il Ministro Lanzetta dovrebbe ben sapere cosa significhi una gestione privatistica del bene acqua, con una società che ti minaccia la chiusura dei rubinetti se non paghi. È proprio quello che è successo a lei, quando era Sindaco del comune di Monasterace, con la Sorical che reclamava un credito di circa un milione di euro: una bella somma per un Comune di soli 3.500 abitanti, accumulatasi per varie cause e sotto varie amministrazioni, ma che ha costretto l’allora Sindaco a un piano di rientro pesantissimo e bollette per i cittadini da un migliaio di euro. Un debito gonfiato a dismisura anche a causa di una tariffa determinata dalla Regione Calabria e/o dalla Sorical, e quindi illegittima perché, come dovrebbe essere noto al Ministro e come doveva essere noto all’ex-Sindaco, l’unica istituzione competente ad adeguare le tariffe idriche è il legislatore statale. Così si continuano a mantenere condizioni di completa ed assoluta illegittimità senza alcuna opposizione istituzionale, come appunto le tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi, causando un notevolissimo maggiore esborso dei calabresi, mentre ci si appella alla legge quando c’è da contrastare chi chiede il rispetto di un voto, quello della maggioranza assoluta degli italiani, che va contro gli interessi delle grandi compagnie. In tutta onestà, infine, ci saremmo aspettati dal Ministro “antimafia” l’impugnativa della legge Orsomarso, che autorizza il ricorso agli impianti privati – che in Calabria sappiamo bene a chi appartengono – per la gestione rifiuti, quella sì in aperto contrasto con la legislazione in materia ambientale. Ma ancora una volta così non è stato. Ci auguriamo che la Corte Costituzionale valuti in base al Diritto e non alle pressioni di quei potentati che vedono in questa legge un pericoloso precedente. Allo stesso tempo facciamo appello a tutto il popolo dell’acqua a un impegno ancora maggiore: se queste sono le premesse, dobbiamo mettere in campo tutte le nostre energie per difendere quei diritti fondamentali, come l’acqua, che rischiano di essere cancellati dalle politiche liberiste di Renzi e sodali.

Share