L’ACQUA BENE COMUNE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

Siamo immersi in un’emergenza sanitaria senza precedenti con risvolti più che drammatici in particolare nel Nord Italia. Le priorità, in questo momento, non possono che essere la lotta all’espansione del contagio, la cura e la salvezza della vita delle persone.

In questa fase emergono anche molte contraddizioni e fatti inammissibili: troppe persone sono costrette a lavorare in assenza di condizioni minime di sicurezza per la salute; migliaia di persone, detenuti e detenute, migranti e senza fissa dimora rischiano di venire disconosciuti quali esseri umani degni di assistenza. Infine, come non pensare agli operatori sanitari che, in prima linea nella lotta contro il virus, stanno provando sulla propria pelle gli effetti di un ridimensionamento del Sistema Sanitario Nazionale che procede imperterrito da anni, avvallato in maniera trasversale a livello politico.

In occasione della ricorrenza della Giornata Mondiale dell’Acqua, quest’anno intitolata “Acqua e cambiamenti climatici”, la riflessione del movimento per l’acqua non può che prendere spunto da alcuni elementi di fondo che ci consegna questa emergenza provando a individuare quei filoni di ragionamento e quelle iniziative, tra cui anche la stessa battaglia per l’acqua bene comune, in grado di evitare che tutto torni come prima e che le cause profonde vengano rimosse.

In primis non si può non tenere conto che questa emergenza rischia di ingenerare celermente una crisi economica i cui sviluppi potrebbero essere assai peggiori di quelli del 2007-2008.
Inoltre, i provvedimenti necessariamente adottati dal Governo, nel tentativo di contenere il diffondersi del Covid 19, rischiano di lasciare un segno indelebile.
Le vite di tutte e tutti sono state stravolte in brevissimo tempo.
La socialità e la convivialità sono state di fatto cancellate e questo rischia di produrre conseguenze sul piano psicologico per molti e soprattutto per coloro che non sono in condizioni economiche e abitative tali da poter affrontare con dignità questo stato di eccezione.

Non si può sottacere che, se questa emergenza avrà effetti devastanti, le responsabilità vanno individuate in quelle politiche e in quelle logiche che da decenni hanno subordinato i diritti fondamentali agli interessi economici e di profitto, oltre che ai vincoli di bilancio.
Ci teniamo a ribadire con forza che tali diritti, compreso il diritto all’accesso all’acqua, non sono comprimibili o sacrificabili sull’altare del mercato e diviene quindi urgente ripensare i servizi pubblici in modo che siano efficaci strumenti capaci di garantirli appieno.
Il rischio del di collasso del sistema sanitario non è dovuto solo alla virulenza del Covid 19 bensì ai tagli e alla compressione che ha subito negli anni per cui risulta inadeguato sia il numero degli ospedali che quello dei dipendenti.

Inoltre, vogliamo ricordare come le politiche intraprese perlomeno da metà anni novanta hanno reso profittevoli diversi ambiti avviando così un processo di privatizzazione che ad oggi ha profondamente penetrato sia il welfare diretto che indiretto trasformando i diritti in bisogni, per cui ognuno li soddisfa sulla base del proprio censo, i beni comuni in merce e gli utenti in clienti.

Riprendendo il tema su cui si concentra questa Giornata Mondiale dell’Acqua, nulla deve essere come prima perché è evidente che oggi i cambiamenti climatici rappresentano una crisi ambientale collettiva e globale, e minacciano il godimento di molti diritti umani fondamentali, compreso il diritto all’accesso all’acqua.
L’emergenza idrica è un’evidenza conclamata e una delle soluzioni per mitigarne gli effetti è ripubblicizzare l’acqua per cui deve essere approvata quanto prima la legge presentata dal movimento per l’acqua che si pone l’obiettivo di promuovere una gestione pubblica, partecipativa e ambientalmente ecocompatibile, con tariffe eque per tutti i cittadini, che garantisca gli investimenti fuori da qualsiasi logica di profitto e i diritti dei lavoratori.
In coerenza con quest’impostazione, a fronte della situazione di emergenza idrica che si è evidenziata in questi ultimi anni e che comunque ha caratteristiche strutturali, occorre mettere in campo rapidamente alcuni interventi in grado di aggredirla e dare ad essa soluzioni utili.
E’ necessaria dunque, rispetto al modello di gestione privatistico, una radicale inversione di tendenza che si può realizzare unicamente con la ripubblicizzazione del servizio idrico e un nuovo sistema di finanziamento, basato sulla leva tariffaria, sulla finanza pubblica e la fiscalità generale.
Quello che occorre è un approccio radicalmente alternativo, e cioè la messa in campo di un piano straordinario di investimenti volto all’ammodernamento della rete idrica, magari come capitolo di un ben più vasto programma di rilancio degli investimenti pubblici riguardante la tutela del territorio e dell’ambiente.
Non va dimenticato che la messa in campo del piano straordinario di investimenti produrrebbe anche un incremento di diverse decine di migliaia di posti di lavoro nei prossimi anni, svolgendo un’utile funzione anticiclica rispetto alla nuova crisi economica che si sta palesando.

Obiettivo comune che proponiamo è dunque, quello di sconfiggere nel più breve tempo possibile il Covid 19, tornare alla socialità e convivialità, evitare a lungo e medio termine effetti sullo stato di democrazia ed una ulteriore compressione dei diritti fondamentali, ma soprattutto impedire che tutto torni come prima.

Ci dichiariamo sin da adesso disponibili a contribuire alla costruzione e a partecipare a momenti di riflessione e discussione ampi e allargati per mettere in campo energie, creatività, iniziative e mobilitazioni in questa direzione.
Altrimenti il virus, oltre a esserci lasciato alle spalle un numero elevato di vittime, avrà raggiunto l’obiettivo di consolidare ancor più il sistema economico dominante che individua nel mercato l’unico regolatore sociale.

Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

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