La Calabria nelle mani della francese Veolia

Il grande business privato – pubblico della gestione di acqua e di rifiuti

Arrivati in Contrada Cicerna, in prossimità del mostro mangia-rifiuti che avvelena l’aria della Piana, si notano i cartelli che indicano la strada verso “l’impianto di Trattamento RSU e termovalorizzazione CDR di Gioia Tauro”: i cartelli sono intestati al gruppo francese VEOLIA – Servizi Ambientali. Ma cos’è la Veolia? È la più grande multinazionale al mondo per quel che riguarda la gestione del bene più prezioso, l’acqua, e la seconda per quel che riguarda la gestione dei rifiuti. Noi calabresi la dovremmo conoscere bene, visto che non soltanto è la proprietaria della TEC, la SpA che gestisce il ciclo dei rifiuti per Calabria Sud – uno dei due “sistemi” impiantistici previsti dal piano regionale rifiuti per la Calabria – ma è soprattutto la “padrona” della nostra acqua, anche se molti non si sono ancora resi conto del fatto che questo bene vitale è in mano ai privati!

Mentre nel mondo ci si fa i conti con i costi, economici e sociali, derivanti dalla privatizzazione del servizio idrico e sono ormai centinaia le municipalità che decidono di tornare ad una gestione pubblica, in Italia si parla addirittura di un Disegno di Legge sulla liberalizzazione dei servizi pubblici locali, compreso il servizio idrico. Eppure basterebbe guardare un po’ la stessa Francia, maestra delle privatizzazioni, e Parigi, dove l’amministrazione comunale ha deciso di non rinnovare i contratti con Veolia e Suez, altra grande multinazionale francese del settore, per poter «offrire un servizio migliore a un prezzo migliore», come ha avuto modo di dichiarare il sindaco di Parigi Bertrand Delanoë.

Nella nostra regione è la So.Ri.Cal S.p.A., società mista pubblico-privata con il 53,5% del capitale sociale detenuto dalla Regione ed il rimanente 46,5% dalla Acque di Calabria S.p.A., che gestirà fino al 2034 il complesso acquedottistico regionale, l’approvvigionamento idrico e la fornitura all’ingrosso di acqua potabile ai comuni ed altri enti.

Originariamente Acque di Calabria S.p.A., che era costituita da Enel Ydro e dall’Acquedotto Pugliese, entra in So.Ri.Cal con il 49% azionario ma non sborsa un solo euro, tanto pagherà man mano che le saranno corrisposti i compensi. In seguito l’Acquedotto Pugliese ha venduto le sue quote a Enel Ydro che è rimasto quindi unico socio e ancora dopo è la Veolia ad acquistare il 100% del capitale di Enel Ydro, controllando di fatto la nostra acqua.

Privatizzazione significa soprattutto aumento delle tariffe, anche se nel contratto con la Sorical era previsto che queste restassero bloccate fino al 2008, se non a fronte di un reale miglioramento della qualità del servizio. Eppure le tariffe sono aumentate annualmente mentre del “reale miglioramento” del servizio non si è vista traccia. Al contrario leggiamo sui giornali di prese di posizione di uomini politici, e anche di dipendenti della ex-Casmez, che denunciano scarsa manutenzione sugli impianti con il rischio di perdere un ingente patrimonio pubblico. E le tariffe sono destinate a subire un ulteriore e sostanziale aumento. A questo proposito è interessantissimo lo stralcio di un intervento del consigliere regionale Abramo, ex-sindaco di Catanzaro e candidato del centro-destra a ricoprire il ruolo di governatore, che ne auspicava una discussione in Consiglio, durante la seduta del 10 novembre 2006: «…vi garantisco che i comuni con il piano industriale previsto dalla Sorical che oggi fanno pagare ai propri concittadini l’acqua al costo di 280 di vecchie lire al metro cubo (quindi € 0,14), non sopporteranno dal punto di vista economico le 2.400 lire (€ 1,24) che sono state previste nel piano industriale della Sorical. […] Se non discuteremo di queste problematiche, rischiamo di avere un territorio e soprattutto di avere comuni che rischiano il dissesto finanziario. Tutti e 409 comuni della Calabria».

Acque costose, quindi, ma anche poco chiare! Recentemente i responsabili della Sorical, insieme a imprenditori e dirigenti regionali, sono stati coinvolti in un’inchiesta del pm Luigi De Magistris. Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, turbata libertà degli incanti, abuso di ufficio, il tutto consumato nel settore delle acque: questi sono i reati ipotizzati dal pm, secondo cui la gran parte degli appalti affidati direttamente dalla Sorical sarebbero andati ad un gruppo di società, sempre le stesse, ricollegabili tra loro e che “avevano interesse anche con persone preposte a uffici pubblici”. Tra le persone raggiunte da avvisi di garanzia figura pure Raimondo Luigi Besson, ex a.d. della Sorical e coinvolto anche in un’analoga inchiesta che ha interessato Acqualatina, la società di gestione del servizio idrico di Latina il cui 49% è sempre in mano alla nostra Veolia. Raimondo Besson era un importante dirigente dell’ufficio regionale del Lazio che, all’epoca della giunta Badaloni, si occupò del disegno degli ambiti idrici e della legge regionale che regolamenta l’acqua laziale. È interessante notare che prima ha curato per la regione Lazio la privatizzazione del servizio idrico e poi lo ha amministrato per conto della Veolia! É interessante notare anche come i consiglieri d’amministrazione di parte privata passino da un gestore all’altro, mentre le diverse imprese controllate scambiano consulenze e sistemi gestionali: tanto per fare un esempio la stessa Acqualatina ha venduto nel 2005 consulenze alla Sorical per 514 mila euro.

Veolia quando entra nelle gestioni miste promette di apportare le competenze e spesso vince le gare grazie a questa promessa. Peccato che i costi di queste consulenze e dei gettoni di presenza dei consiglieri che girano l’Italia portino ad aumenti e a «squilibri finanziari» che i comuni saranno costretti a ripianare. Sono stati proprio questi appalti “particolari”, considerati truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a far partire l’inchiesta della Procura di Latina. E “particolare” è anche il contratto di rifinanziamento di 240 milioni che la Sorical ha firmato con la banca irlandese DePfa, protagonista di “audaci” operazioni finanziarie che hanno creato più di un problema a molti Comuni italiani e coinvolta in un’inchiesta della Procura di Milano con l’accusa di truffa aggravata ai danni proprio del Comune meneghino, vittima del crack dei “derivati”. E se sarà la Calabria a fare crack?

TerritoRioT

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