Il tira e molla dei debiti dell’acqua fra Sorical e Regione fino al prossimo botto di Ferragosto

Dal blog di Emilio Grimaldi

I crediti complessivi che la Regione Calabria vanta da tutti gli Enti (Comuni, agenzie e anche organismi regionali) serviti dal 1981 al 31 ottobre 2004 per la fornitura di acqua ad uso idropotabile ammontano a 450 milioni di euro. Fino al 31 ottobre di cinque anni fa perché dal primo novembre è entrata in azione la Sorical Spa (Società di risorse idriche calabresi) ai sensi della Convenzione che gli ha affidato il servizio. Il tira e molla di questi crediti tra la Regione e la Sorical è iniziato subito. Nella Convenzione all’articolo numero due, lettera h, si legge: “La SO.RI.CAL. si impegna anche a curare la misurazione, la contabilizzazione e l’esazione per conto della Regione del corrispettivo dell’acqua erogata ed il recupero dei crediti nei confronti degli utenti per i periodi precedenti la presente convenzione, senza corrispettivo e con rimborso spese in misura non superiore al due per cento dell’importo recuperato”. Dunque, l’ente intermedio lascia carta bianca alla società nel recupero dei debiti, salvo la richiesta di una puntuale registrazione cronologica delle riscossioni e dei pagamenti. E, soprattutto,ci tiene a sottolineare, nel proseguo della Convenzione, che la responsabilità “dell’eventuale azione legale verso i creditori è di esclusiva pertinenza della Regione Calabria”, proprio perché è essa “titolare del credito”. Passa quasi un anno (l’intesa fra le parti porta la data del 13 giugno 2003) e con l’Accordo integrativo del 20 maggio 2004 le cose cambiano. Alla cordata di società di cui fanno parte: Enel Hidro Spa, Acquedotto pugliese Spa, prossime alla costituenda SoRi.Cal, viene proposto dall’assessore i Lavori Pubblici di “valutare la possibilità della corresponsione alla Regione Calabria di un canone annuo a fronte del conferimento in uso delle opere idropotabili” e, contestualmente, di “rinunciare all’attività pur se già prevista nella Convenzione, della riscossione dei crediti pregressi che la Regione Calabria vanta verso numerose Amministrazioni comunali per forniture acquedottistiche non pagate”. Le “Acque di Calabria”, denominazione provvisoria della futura Sorical, accetta ma, “subordina tale disponibilità ad una revisione degli impegni ed obblighi per investimenti di SORICAL”. Sembra fatta per l’organo amministrativo. E, invece, no! Perché il socio privato, nel confermare l’impegno ad anticipare le sue quote di competenza, pari a 13 milioni e 400 mila euro, condivideva “l’opportunità, già discussa con la Regione per le vie brevi, che la restituzione della sopracitata anticipazione del capitale sociale, comprensiva degli oneri connessi, già garantita secondo gli atti approvati, dalla facoltà per Acque di Calabria di trattenere un equivalente importo degli incassi dei crediti pregressi che SORICAL avrebbe dovuto riscuotere per conto della Regione Calabria, possa invece avere luogo scontando un numero congruo di annualità del previsto canone d’uso degli impianti”. In altre parole: “io non incasso il due per cento dei debiti però non ti pago neanche il canone, ovvero mi devi fare un forte sconto”. Come dire, una mano lava l’altra e tutte e due lavano il viso. Ad ogni modo le parti concordano, infine, “a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei debiti pregressi”. Nello stesso atto vengono definiti gli investimenti, pari a 305 milioni di euro in trent’anni, di questi 94,3 milioni nel primo quinquennio. E, soprattutto, viene decisamente ridimensionato il tempo del congelamento delle tariffe. Dai cinque anni iniziali, cioè fino al 2009, viene ridotto a poco più di un anno, fino al 1 gennaio 2006. Uno scandalo gridarono da più parti allora, ma poi tutti si dovettero convincere del fatto compiuto.
Di debiti, poi, non sembra parlarne più nessuno. Finché, nella finanziaria regionale del 2007, rispuntano di nuovo. All’articolo 14 leggiamo: “L’ingiunzione (avverso i Comuni debitori ndr) è adottata nella forma del decreto del Dirigente generale del Dipartimento regionale dei lavori pubblici, che si avvale, per le attività istruttorie e per la materiale riscossione del credito derivante da titolo esecutivo, di So.Ri.Cal. S.p.A., in base a quanto previsto dalla vigente convenzione”. E successivamente con la legge numero 495 del 2007 viene dato ampio respiro e alla contezza dei debiti e dei crediti e al rientro in pompa magna della Sorical Spa. “Il 20 giugno 2007 – ricorda la legge – la società si dichiarava disponibile a svolgere le attività previste al comma 3, dell’art.14 della L.R. 9/2007, alle condizioni tutte previste nella Convenzione in essere, recedendo dall’impegno a non rendere operativo il mandato alla riscossione dei crediti concordato nell’Accordo”. Recedendo l’accordo integrativo? Possibile? Certo che sì. Spazzato via con tratto di penna. Il comma XIII della delibera ordina anche che “La So.Ri.Cal. S.p.A. rimane impegnata ad eseguire le attività assegnatele di verifica del recupero dei crediti e di attività istruttoria per l’adozione di eventuali atti ingiuntivi per tutta la durata dei Piani di estinzione del debito”.
La legge parla di “un rimborso spese” per questo aggravio di lavoro in capo alla Sorical Spa, non più del due per cento del riscosso. Ma c’è qualcuno che sospetta che non è mai stato attuato un vero e proprio controllo. D’altronde, l’ente deputato a controllare la Sorical è proprio la Regione Calabria che è la sua maggiore azionista, e non potrebbe non venire coinvolta, anche emotivamente, a un conflitto di interessi. È come se a un uomo venisse chiesto di controllare le sue tasche.
Il tira e molla, fra Regione e Sorical, dei debiti è finito, e ha vinto la società per azioni. Ma all’orizzonte c’è una grossa sorpresa. Siccome pare che i decreti ingiuntivi non bastino più a persuadere i Comuni a saldare i debiti contratti, con la recente finanziaria, legge numero 19, è previsto l’arrivo del commissario ad acta. Il comma 1 dell’articolo 35 recita: “Per la riscossione dei crediti vantati dalla Regione per somministrazione di acqua per uso idropotabile nei confronti dei Comuni che hanno dato riscontro alle richieste di pagamento avanzate dalla Regione, per i quali entro sessanta giorni dalla pubblicazione della presente legge non sia presentato il piano di estinzione del debito ai sensi dell’articolo 37-bis della legge regionale 17 ottobre 1997, n.12 e successive modificazioni ed integrazioni, la Giunta regionale nomina, con oneri a carico del comune inadempiente, un commissario ad acta, da individuarsi tra i dirigenti regionali, per la predisposizione, approvazione e trasmissione del piano alla Regione entro trenta giorni”. La legge è del 12 giugno. Entro sessanta giorni vuol dire in prossimità della festa di ferragosto.
Pare che in quei giorni molti sindaci calabresi abbiano già programmato una lunga vacanza, non tanto per evitare la figuraccia dinnanzi al dirigente regionale ma davanti ai propri concittadini. A lui, infatti, l’arduo compito di spiegare il surplus di tasse per il recupero di quei debiti partoriti dall’insuperabile incapacità della classe politica calabrese di amministrare bene la risorsa più preziosa dell’uomo, l’acqua.

Scarica qui il Bur numero 17 del 17 settembre 2007 per consultare i debiti di tutti e 409 Comuni calabresi (da pagina 23255 a 23286 del documento, non del pdf)

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