IL COMUNE DI COTRONEI NON ACCETTA LA DELIBERA D’INIZIATIVA POPOLARE!

Replica di Cotroneinforma, Bruno Arcuri e Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua alla risposta del Presidente del Consiglio Comunale.

Oggi 6 ottobre 2015 è stata protocollata (N. prot. 9634) la replica dell’Associazione culturale Cotroneinforma, del Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri e del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua alla risposta data dal Presidente del Consiglio Comunale di Cotronei riguardo alla consegna dei moduli contenenti le firme necessarie alle presentazione di una Delibera di Iniziativa popolare.

Oggetto: risposta alla missiva N° prot. 9387 del 29 settembre 2015, a firma del Presidente del Consiglio Comunale.

 In quanto proponenti della Delibera di Iniziativa Popolare per la gestione del Servizio Idrico Integrato nel Comune di Cotronei, non possiamo esimerci dal rispondere alla comunicazione pervenutaci dal Presidente del Consiglio Comunale.

Intanto riteniamo la risposta:

  • inaccettabile dal punto di vista democratico, perché intende negare alla comunità la possibilità di poter discutere pubblicamente di un tema così sensibile come il Servizio Idrico Integrato;
  • impropria nel merito delle osservazioni contenute, tramite le quali si vorrebbe far intendere che vi sono dei vizi di forma nella presentazione delle firme;
  • inadeguata dal punto di vista giuridico, poiché non si esplicita in alcun passaggio quale sia l’impedimento normativo che ostacoli la convocazione del Consiglio Comunale, che noi continuiamo a ritenere valida.

Si segnala che la risposta a firma del Presidente del Consiglio Comunale è su carta intestata dell’Ufficio del Sindaco (risulta quindi che il Presidente faccia parte di quest’ufficio?), non ci pare un buon modo di presentarsi per chi vuole “contestare” in maniera formale e giuridica una proposta popolare.

Nel merito, innanzitutto bisogna distinguere nella risposta del Presidente del Consiglio Comunale l’ambito politico da quello meramente giurisprudenziale.

Per quanto riguarda il piano politico, che viene esplicitato nell’ultimo periodo della risposta «In ultimo, mi preme chiarire, che nell’ambito della corposa normativa a cui fare riferimento, in tema di servizio idrico integrato, l’amministrazione comunale ha avviato, da tempo, considerata la situazione di Soakro e le emergenze da affrontare giornalmente, un percorso tecnico-gestionale con gli Enti sovraordinati competenti per materia, di cui in tempi brevissimi il Consiglio Comunale dovrà discutere , al fine di assumere le decisioni conseguenti», la nostra interpretazione è la seguente.

L’intento è evidente e si traduce così: non c’è la disponibilità a discutere del Servizio Idrico Integrato (se non all’interno delle varie segrete stanze), a maggior ragione se si dovesse fare in un Consiglio Comunale “Aperto” e per giunta con la discussione di una Delibera di Iniziativa Popolare promossa da 530 cittadini firmatari.

Quindi non c’è la possibilità che una manifestazione democratica come la presentazione di una Delibera di Iniziativa Popolare possa smuovere alcunché.

Non c’è la disponibilità di accogliere questa richiesta di democrazia diretta e partecipata (peraltro è la prima occasione in cui ciò accade nel Comune di Cotronei).

In definitiva, non c’è la volontà di integrare l’art. 10 dello Statuto Comunale inserendo il comma 2 che recita: «L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano, universale, inalienabile e il minimo vitale deve essere garantito a chiunque. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale di interesse generale. La proprietà e la gestione del servizio idrico integrato devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità e solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici» che servirebbe a tutelare i cittadini da possibili soprusi di qualunque futuro gestore del servizio.

E quindi, non c’è la capacità di prendere una decisione politica, cioè da quale parte stare: Attendere che l’Ente di governo regionale approvi la legge sul riordino del Servizio idrico Integrato calabrese e/o attendere che il Governo Nazionale ne autorizzi il commissariamento; ovvero ciò che chiediamo noi, assumersi la responsabilità politica di creare un argine alla dilagante privatizzazione dei servizi pubblici locali. Con l’aggiunta di un solo comma, ciò è possibile, dichiarando il servizio idrico integrato come servizio pubblico essenziale di interesse generale.

Per quanto riguarda il piano giurisprudenziale, le osservazioni contenute nella risposta hanno un carattere pseudo-pernicioso e francamente pretestuoso, ma saranno affrontate punto per punto.

Quando si afferma che «[…] la nota di cui all’oggetto, si esplicita in una richiesta, alla quale non è allegata la proposta di delibera di iniziativa popolare, motivata e corredata degli elementi essenziali, di cui il Consiglio Comunale dovrebbe discutere», si vuol far intendere che nella lettera accompagnatoria, con cui sono state consegnate le firme per la presentazione della Delibera di Iniziativa Popolare, non si riporta la proposta di cui il Consiglio Comunale dovrebbe discutere.

Intanto si fa notare che la lettera accompagnatoria inizia così: «Gent.mi, con la presente intendiamo comunicare alle Ss. Vv. che in data odierna sono state raccolte oltre 500 adesioni di cittadini di Cotronei in supporto alla Delibera di Iniziativa Popolare che ha in oggetto la seguente dicitura: Rescissione della convenzione stipulata con la società Soakro SpA, modifica dello Statuto Comunale e contestuale istituzione di un tavolo tecnico per la creazione di una Azienda Speciale partecipata di diritto pubblico per la gestione del servizio idrico integrato».

Ma inoltre, i moduli con le firme che portano in calce la proposta di delibera sono essi stessi ciò di cui dover discutere, senza che siano necessarie ulteriori specificazioni.

Quando si afferma che «Peraltro, nell’oggetto esplicitato nei moduli di richiesta firme, le proposte di delibera sono tre e non una», soltanto perché l’oggetto della Delibera di Iniziativa Popolare riporta tre (3) differenti argomenti in questione, l’assunto è assolutamente improprio. La delibera è una e una sola e si articola in più punti di discussione che vengono esplicitati, non nell’oggetto (si faccia attenzione), ma nell’ultima sezione (DELIBERA) in cui è elencato ciò che si chiede venga deliberato dal Consiglio Comunale.

Quando si afferma che «[…] la delibera di modifica dello Statuto Comunale (peraltro non si indica quale articolo o parte dello Statuto dovrebbe essere modificarsi!) […]», è chiaro che chi ha scritto tale risposta non ha neanche terminato la lettura del testo della Delibera di Iniziativa Popolare, ma ciò era già chiaro dal punto precedente.

Infatti, come già richiamato prima, il testo su cui si chiede il pronunciamento del Consiglio Comunale (non è l’OGGETTO della delibera) è la sezione DELIBERA che riporta al punto 2: «di integrare, per quanto sopra, il vigente Statuto dell’Ente inserendo all’art. 10 il comma 2 per come segue: “L’acqua è un bene comune, un diritto umano universale non assoggettabile a meccanismi di mercato. L’accesso all’acqua potabile è un diritto umano, universale, inalienabile e il minimo vitale deve essere garantito a chiunque. Il servizio idrico integrato è un servizio pubblico essenziale di interesse generale. La proprietà e la gestione del servizio idrico integrato devono essere pubbliche e improntate a criteri di equità e solidarietà (anche in rapporto alle generazioni future) e rispetto degli equilibri ecologici”».

A tal proposito si chiarisce, se ancora ce ne fosse bisogno, che la modifica dello Statuto Comunale che si richiede non è un semplice cambio o una variazione, è l’aggiunta di un nuovo comma ad un articolo dello statuto ed è un’integrazione con cui si esplicita un principio di difesa nei confronti dei cittadini avverso qualsiasi futuro gestore del servizio idrico.

Quando si afferma che «Tutti gli atti devono essere formalizzati e corredati dei pareri dei responsabili dei servizi comunali, nonché, ove richiesti, dei pareri dei soggetti tecnici, esterni all’Ente, coinvolti. Il procedimento descritto è necessario in quanto il Consiglio Comunale deve esaminare e votare, atti che abbiano seguito l’iter procedimentale previsto dal D.lgs. n.267/2000 e che non contrastino con la normativa di riferimento», è del tutto paradossale e pleonastico che il Presidente del Consiglio Comunale ricordi ai promotori quelli che sono compiti dell’Ente di governo.

È compito dell’Amministrazione Comunale richiedere i pareri preventivi ai vari uffici competenti (legale, economico, tecnico, ecc.) e ottenere il via libera formale alla proposta di delibera.

Se poi, appunto, “preventivamente” qualcuno dei suddetti uffici dovesse riscontrare dei vizi di forma tali per cui la Delibera di Iniziativa Popolare non è presentabile, è sempre compito dell’Amministrazione Comunale comunicare ai proponenti tale situazione e giustificare, ovviamente, il diniego con atti formali.

Quando si afferma che «Mi permetto di sottolineare, altresì, che le firme raccolte, nel numero necessario, non portano alcuna autenticazione», siamo costretti a smentire il Presidente del Consiglio Comunale in quanto per una proposta di Delibera di Iniziativa Popolare nel Comune di Cotronei le firme non devono essere autenticate.

Peraltro, ricordiamo sin d’ora che nella comunicazione di risposta si afferma che le firme sono «nel numero necessario».

Infatti nello Statuto Comunale all’ art. 12, comma 2, si dice: «Le procedure e le modalità di presentazione delle proposte di iniziativa popolare, nonché gli elementi essenziali di cui le stesse debbono essere corredate compresa l’indicazione dei mezzi di copertura della spesa nei casi in cui ciò si renda necessario, sono disciplinate dal regolamento sul decentramento amministrativo e la partecipazione».

Ma visto che non esiste un apposito testo, nel Comune di Cotronei, che riguardi il Regolamento sul decentramento e la partecipazione, bisogna rifarsi in questa materia al Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 – Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali.

Quest’ultimo recita come segue agli artt. 7, comma 1, e 8, comma 3: «Art. 7 – Regolamenti.1. Nel rispetto dei princìpi fissati dalla legge e dello statuto, il comune e la provincia adottano regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l’organizzazione e il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l’esercizio delle funzioni».

«Art. 8 – Partecipazione popolare.

  1. Nello statuto devono essere previste forme di consultazione della popolazione nonché procedure per l’ammissione di istanze, petizioni e proposte di cittadini singoli o associati dirette a promuovere interventi per la migliore tutela di interessi collettivi e devono essere, altresì, determinate le garanzie per il loro tempestivo esame. Possono essere, altresì, previsti referendum anche su richiesta di un adeguato numero di cittadini».

Tra l’altro lo Statuto Comunale all’art. 19 bis – Funzioni del Presidente del Consiglio Comunale, comma 6, richiama proprio il terzo comma del TUEL: «Il Presidente del Consiglio Comunale: […] promuove la partecipazione e la consultazione dei cittadini secondo quanto dispone il terzo cormna dell’art. 8 del Testo Unico ed in conformità allo statuto ed all’apposito regolamento […]».

In definitiva, quindi, per quanto concerne la questione dell’autenticazione delle firme fa fede quanto enunciato all’art. 12 – Proposte di iniziativa popolare e forme di consultazione della popolazione, comma 1: «Gli elettori del Comune in numero non inferiore a un decimo possono presentare al Consiglio Comunale proposte per l’adozione di atti deliberativi rientranti nelle materie di competenza di tale organo […]», in cui non si fa menzione della necessità dell’autentica delle firme.

Ci corre l’obbligo di ricordare che la proposta di deliberazione recava in calce la dicitura:

«Delibera di Iniziativa Popolare ai sensi dell’articolo 12, commi da 1 a 4, dello Statuto comunale».

Per quanto sopra esposto, non ravvisandosi nessun elemento ostativo alla convocazione del Consiglio Comunale per la discussione della Delibera di Iniziativa Popolare, continuiamo a ritenere valida la proposta e chiediamo, con ancora più forza e celerità:

  • che la convocazione del Consiglio Comunale avvenga il prima possibile e assolutamente prima che l’Ente di governo regionale approvi la legge sul riordino del Servizio idrico Integrato calabrese e/o prima che il Governo Nazionale ne autorizzi il commissariamento;
  • che la discussione della Delibera di Iniziativa Popolare avvenga attraverso la convocazione di un Consiglio Comunale Aperto, in cui le due associazioni proponenti siano audite per esporre le proprie posizioni in merito alla gestione del Servizio Idrico Integrato nel Comune di Cotronei.

Ricordiamo che il Consiglio Comunale di Cotronei ha l’obbligo di discutere la proposta di delibera entro sessanta giorni dalla presentazione.

Se ciò non accadesse le associazioni proponenti intimano di adire alle vie legali, facendo ricorso agli organi competenti dello Stato.

Restando in attesa di un positivo riscontro, si porgono distinti saluti.

(Associazione culturale Cotroneinforma; Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”; Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua)

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