Fanghi residui scaricati nel fiume: l’incubo dell’Alaco arriva fino allo Jonio

Un anziano pastore di San Sostene ha sempre fatto abbeverare il suo gregge nelle acque della fiumara. Nel 2006, però, accade qualcosa che l’uomo non aveva mai visto prima. Le sue pecore cominciano ad abortire, tutte. Non può essere un caso: il pastore si era accorto che la fiumara che scendeva dalla montagna era diventata nera, faceva paura. La sua testimonianza l’ha raccolta Giulia Zanfino, in un’intervista mai andata in onda, realizzata durante la preparazione del documentario “Acquaraggia”. Alle denunce del pastore si aggiungono quelle di Luigi Aloisio, all’epoca sindaco del paesino in riva allo jonio in cui il fiume era diventato nero. La fiumara era l’Alaca, un torrente che nasce nei boschi della Lacina, proprio dove sorge l’invaso che dovrebbe mandare acqua potabile a 400mila calabresi, finito nella bufera dopo il sequestro effettuato il 17 maggio scorso dalla Procura di Vibo, nell’ambito dell’indagine “Acqua Sporca”.

La testimonianza del pastore oggi si incrocia con una nuova, poco rassicurante, scoperta, fatta ancora una volta dagli attivisti dell’associazione Il Brigante e del Comitato civico Pro-Serre. La scoperta è la conferma fotografica delle parole di Maurizio Remo Reale, ex collaboratore di Sorical che conosce molto bene l’impianto dell’Alaco, che, sempre in “Acquaraggia”, spiega come il compattatore dei fanghi fosse malfunzionante e, per questo motivo, fosse spesso utilizzato lo scarico d’emergenza, attraverso cui i fanghi arrivavano – e probabilmente arrivano tuttora – direttamente nel fiume. E il fiume scende a mare. L’Alaca si butta nello Jonio, proprio all’altezza di San Sostene. Le foto che il Vizzarro pubblica in esclusiva, scattate nel primo pomeriggio di oggi nelle immediate vicinanze dell’impianto di potabilizzazione Sorical, testimoniano inequivocabilmente lo stato del fiume che si trova proprio sotto il potabilizzatore, a pochi metri. Il che lascia presagire che potrebbe trattarsi dello scarico dei fanghi reflui provenienti dal compattatore. Un’altra immagine lugubre che arriva dall’Alaco: acqua nera, pietre annerite, una puzza indescrivibile, come “un misto di fogna e candeggina” – racconta chi ha visto da vicino quest’ennesimo scempio. Oltre alle foto a breve verrà caricato su youtube un video che testimonia la situazione del fiume e l’immediata vicinanza con l’impianto. Dalle foto è evidente la differenza tra una fiumara poco distante, con l’acqua limpida e il muschio cresciuto sulle pietre, e il fiume in cui, probabilmente, vengono scaricati i fanghi residui dal trattamento di potabilizzazione. Un “fiume” che ha ben altro aspetto. Dunque non serve ripetere per l’ennesima volta che l’Alaco è un cancro che si dirama fino ad arrivare nei rubinetti delle nostre case – e forse, purtroppo, anche nel nostro mare… -, bastano le immagini a capire lo stato delle cose. Le immagini e il racconto diretto di chi le ha realizzate.
“L’odore acre e nauseabondo che proviene da quello scarico a cielo aperto, ci ha fatto avvicinare a stento, tutto intorno la faggeta è una discarica di latte e fusti, parecchi ancora visibili tra le foglie e i rami secchi che presumibilmente ne nascondono degli altri. Lo scarico arriva direttamente al fiume le cui pietre sono annerite come se fossero state immerse nel petrolio. Un panorama spettrale”.

Fonte: il vizzarro.it

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