Emergenza idrica Vibo: rispettare la legge è l’unica via d’uscita.

Durante il consiglio comunale di ieri è emerso senza dubbio come l’emergenza idrica vibonese sia da imputare al mancato rispetto, ed in alcuni casi pure alla mancata conoscenza delle leggi vigenti in materia d’acqua pubblica.

Questo avevamo già denunciato pubblicamente sia durante gli incontri tra le nostre associazioni ed il Sindaco, sia nell’assemblea popolare per il diritto all’acqua potabile che abbiamo organizzato l’1 ottobre scorso con il prezioso aiuto del “Coordinamento calabrese acqua pubblica – Bruno Arcuri”, del WWF e del circolo cittadino di Rifondazione comunista.

Di seguito, brevemente, una spiegazione di quanto affermato.

Il decreto lgs 31/2001 e successive modifiche “disciplina la qualità’ delle acque destinate al consumo umano al fine di proteggere la salute umana dagli effetti negativi derivanti dalla contaminazione delle acque, garantendone la salubrità’ e la pulizia”.

Il decreto stabilisce,oltre alla frequenza ed al tipo di controlli da effettuare, anche le competenze dei vari soggetti coinvolti.

Come è ormai chiaro a tutti, questa legge è in massima parte disattesa ed ignorata praticamente da tutti i soggetti coinvolti, a titolo d’esempio si ripotano alcuni dei punti cruciali del decreto, della massima importanza, e che non sono stati, finora, rispettati.

Per il rispetto della conformità della qualità dell’acqua, art 5 comma 3, il decreto prevede che:

“Qualora sussista il rischio che le acque […] non siano conformi a tali valori (quelli di legge, ndr) al rubinetto, le aziende unita’ sanitarie locali, anche in collaborazione con l’autorità’ d’ambito e con il gestore, dispongono che:

a) siano prese misure appropriate per eliminare il rischio che le acque non rispettino i valori di parametro dopo la fornitura;

b) i consumatori interessati siano debitamente informati e consigliati sugli eventuali provvedimenti e sui comportamenti da adottare.

Eppure non solo non si sono presi i provvedimenti adeguati per garantire la qualità dell’acqua (e come si potrebbe, dato che ancora non sappiamo neanche perché l’acqua non sia potabile?), ma nessuno, né il sindaco, né l’ASP, né l’autorità d’ambito ci ha informati e consigliati su come tutelare la nostra salute.

Nessuno ci ha detto quali intossicazioni o malattie abbiamo probabilmente contratto facendo la doccia, cucinando, innaffiando i pomodori, facendo il pane in casa, o comunque mangiando alimenti preparati usando acqua contaminata e/o inquinata.

Nessuno ci ha detto cosa fare per ridurre il rischio di ammalarci e neppure quali sono i sintomi provocati da malattie o intossicazioni portate dall’acqua “potabile”.

Eppure tutti stiamo continuando a lavarci con quest’acqua insalubre, anche se la Sorical continua a fornircela sostenendo che è di ottima qualità, in spregio all’evidenza e pure ad un’indagine della procura!

Ai dirigenti Sorical i nostri complimenti ed applausi, solo in Giappone credevamo esistesse tanta dedizione verso l’azienda per cui si lavora.

Anche le cisterne con cui è stata fornita acqua alla popolazione, sono probabilmente fuorilegge, dato che qui il medesimo decreto stabilisce che i controlli devono essere effettuati al punto di consegna (il rubinetto della cisterna) e non al punto di ingresso nella cisterna.

A sentire il sindaco, neanche questo è stato fatto, tant’è che s’è deciso di distribuire, tramite la croce rossa, casse d’acqua in bottiglia piuttosto che usare le cisterne, proprio per questo motivo.

L’articolo 10 del decreto dice pure: (comma 2) “sia che si verifichi, sia che non si verifichi un superamento dei valori di parametro, qualora la fornitura di acque destinate al consumo umano rappresenti un potenziale pericolo per la salute umana, l’azienda unita’ sanitaria locale informa l’autorità’ d’ambito, affinché’ la fornitura sia vietata o sia limitato l’uso delle acque ovvero siano adottati altri idonei provvedimenti a tutela della salute, tenendo conto dei rischi per la salute umana che sarebbero provocati da un’interruzione dell’approvvigionamento o da un uso limitato delle acque destinate al consumo umano.

comma3. Le autorità’ competenti informano i consumatori in ordine ai provvedimenti adottati.

Altri idonei provvedimenti? Consumatori informati?: qui ci sta un eloquente “no comment”.

Il decreto, sempre se non ci si imbatte in altri reati, come ad esempio l’omissione di atti d’ufficio, rischio da non trascurare, prevede pure una sanzione amministrativa pecuniaria da lire venti milioni a lire centoventi milioni di lire (cioè da diecimila a sessantamila euro circa) per chiunque fornisca acqua destinata al consumo umano, in violazione delle disposizioni di legge.

Per finire, si stabilisce pure il tipo e la frequenza dei controlli, che mirano a fornire le informazioni necessarie per accertare se tutti i valori di parametro contenuti nel decreto sono rispettati, e a fornire ad intervalli regolari informazioni sulla qualità’ organolettica e microbiologica delle acque fornite per il consumo umano nonché’ informazioni sull’efficacia degli eventuali trattamenti dell’acqua potabile (in particolare di disinfezione), per accertare se le acque destinate al consumo umano rispondano o no ai pertinenti valori di parametro fissati dal decreto.

A Vibo Valentia invece sembra proprio che si sia fatta “carne di porco” della lettera e dello spirito di questa legge, che, se applicata, tutelerebbe efficacemente la nostra salute.

L’unica cosa tangibile che abbiamo ottenuto dal “consiglio comunale straordinario per l’emergenza idrica” del 14 gennaio 2011, è stata l’assicurazione, fornita in prima persona dal sindaco, che il comune da lunedì prossimo comincerà almeno a rispettare l’altro decreto legislativo (n.39/97 sulla trasparenza delle informazioni ambientali) il quale stabilisce che (art.3) “Le autorità’ pubbliche sono tenute a rendere disponibili le informazioni relative all’ambiente a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dimostrare il proprio interesse.”

Il decreto suddetto dice pure che: “Il procedimento di accesso deve concludersi nel termine di trenta giorni decorrenti dalla presentazione della richiesta; trascorso inutilmente detto termine la richiesta si intende rifiutata.”

Richiamando questa legge, il Forum vibonese dei Movimenti per l’Acqua aveva richiesto i dati relativi alle analisi con un documento ufficiale protocollato in comune il 25 agosto, ma il comune ha rifiutato di fornirli, dato che i trenta giorni (5 mesi in realtà) sono trascorsi inutilmente, senza neppure due righe per spiegarci il motivo di tale rifiuto.

Meglio poco che niente, meglio tardi che mai!

Ass.”Compresi gli Ultimi”- Libera-VV

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