Depositate in Cassazione le firme del referendum

Oltre quarantunomila persone, disseminate in quasi tutti i comuni calabresi, hanno apposto tre volte la loro firma, in favore di ognuno dei tre quesiti per la ripubblicizzazione del servizio idrico proposti dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, di cui il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” è tra i fondatori. Si tratta di un risultato storico, perché mai nella nostra regione, così come nel resto del Paese, è stata riscontrata un’adesione talmente ampia e diffusa ad una campagna referendaria.

Questo straordinario successo meriterebbe di essere analizzato da più punti di vista. Il tema dell’acqua ha una presa straordinaria non solo in sé stesso, ma anche per ciò che rappresenta: un bene comune, cioè un bene condiviso da una comunità, che va salvaguardato. Questo obiettivo di fondo ha coagulato energie provenienti da radici e storie diverse, dalle parrocchie ai centri sociali, creando tra l’altro i presupposti adeguati per la piena riabilitazione dello strumento referendario, un fondamentale strumento di democrazia forse ritenuto ormai inutile da alcuni, ma cui la gente mostra ancora di credere. Ancora, è da sottolineare lo stacco sempre più evidente tra una classe politica poco attratta dal bene comune, che in larga misura è stata indifferente se non contraria a questa campagna, ed un tessuto sociale che (miracolosamente, per certi versi) è ancora vivo, ancora organizzato, e rifiuta di appiattirsi su retoriche bipartisan, le quali con l’alibi dello sviluppo o, peggio, del sostegno all’occupazione, continuano a svendere la nostra Regione. Da un lato infatti la Sorical, la società mista ma di fatto privata che fa il bello ed il cattivo tempo sulle acque calabresi, e che è nata nel 2003 durante un governo di centro-destra, ha avuto modo di tessere stretti legami con l’attuale Presidente della Regione e con il suo partito. Dall’altro, la stessa Sorical è cresciuta e pasciuta durante il successivo governo di centro-sinistra. Come se non bastasse, i comportamenti dei rappresentanti di questa parte politica si mostrano alquanto “originali”. Basti pensare al Presidente dell’ANCI Calabria, avv. Perugini, che da oltre due mesi non risponde ad una nostra lettera, in cui denunciamo in modo circostanziato l’illegittimità degli incrementi tariffari attuati dalla Sorical e quindi la necessità di attivarsi per recuperare gli oneri non dovuti, o al sindaco di Lamezia, che in piena campagna referendaria decide addirittura di anticipare i termini del decreto Ronchi privatizzando la Multiservizi.

GUARDA LA GALLERY DI REPUBBLICA.it

Circa un anno ci separa dalla scadenza referendaria, durante il quale rilanceremo la necessità di accogliere con tre SI convinti i quesiti proposti, per bloccare la privatizzazione del servizio idrico, per aprire la strada alla ripubblicizzazione e per impedire il profitto sull’acqua. Fin d’ora però chiediamo a tutti gli amministratori locali una moratoria del decreto Ronchi almeno fino all’effettuazione dei referendum, chiediamo che l’ANCI prenda una posizione decisa sulla questione delle tariffe e, sulla scorta delle adesioni raccolte, chiediamo anche un incontro pubblico con il neo-presidente della Sorical, Sergio Abramo, che diverse volte in passato si è apertamente lamentato della gestione delle acque calabresi. Non vorremmo che avesse cambiato idea sulla necessità di una maggiore partecipazione e trasparenza circa le politiche di questa società (ahinoi) privata. Un buon inizio sarebbe quello di rendere noto il proprio compenso e la buonuscita dell’ex-presidente Camo.

La campagna per l’acqua pubblica in Calabria non è un fatto isolato, ma si nutre di una storia che contribuisce a costruire. Solo lo scorso mese di ottobre, nemmeno un anno fa, si è tenuta la grande manifestazione di Amantea contro i veleni disseminati nel nostro territorio, e nel mese di dicembre un’altra grande manifestazione contro il ponte sullo Stretto. In Calabria più che altrove il mito dello sviluppo, come in ogni colonia, ha significato spregio della vita e della salute umana, oltre che depredazione delle risorse del territorio. La battaglia per l’acqua si proietta dunque come battaglia per i beni comuni, anzi per il bene comune, e quindi per la partecipazione e la democrazia. Dunque, si scrive acqua, ma si legge democrazia.

ALCUNI DATI SULLA RACCOLTA FIRME

41417 per il primo quesito, 41490 per il secondo, 41553 per il terzo. Questo per la precisione il numero di firme certificate in Calabria in favore della campagna referendaria per la ripubblicizzazione del servizio idrico. A queste avrebbero potuto aggiungersi almeno un altro migliaio di firme, raccolte ma non certificate in tempo, quindi non spedite a Roma per la consegna alla Corte di Cassazione.

La provincia con i numeri più rilevanti è quella di Cosenza (quasi 19500 firme, il 2,7% del corpo elettorale alle ultime elezioni regionali), seguono Catanzaro (quasi 10mila firme, il 2,8%), Reggio Calabria (7500 firme, l’1,5%), Crotone (3600, il 2,4%) e Vibo Valentia (1500, l’1%). La Provincia di Cosenza è anche quella che è riuscita a coinvolgere il maggior numero di comuni nella raccolta (ben 107 su 155), ma anche nelle altre Province si è riusciti a diffondere la campagna capillarmente sul territorio, concentrandosi soprattutto sui residenti (i certificati elettorali richiesti fuori regione sono stati appena 7 per quesito).

Se si considerano i singoli comuni, la “palma” va assegnata a Catanzaro, con quasi 4400 firme raccolte. Seguono un po’ distaccate Reggio (quasi 2900 firme), Lamezia (2640), Cosenza (2580, che diventano però quasi 3700 considerando anche le vicine Rende e Castrolibero), Crotone (2350), Castrovillari e Vibo (entrambe con oltre 900 firme). Se in termini assoluti prevalgono, com’era ovvio, i centri principali, in proporzione alla popolazione in alcuni comuni minori è stato raccolto un numero di firme paragonabile al numero di votanti nelle tornate elettorali. La percentuale di aderenti alla campagna referendaria supera il 10% del corpo elettorale in almeno una ventina di comuni. Alcuni di questi sono siti in aree geografiche di vecchia “militanza”, come il Savuto e la Presila cosentina (record a Grimaldi, con l’adesione del 40% del corpo elettorale). In altri comuni (ad esempio Frascineto, Saracena, Verbicaro) gli elettori sono stati incentivati dall’interlocuzione tutt’altro che felice con la Sorical. In altri comuni ancora, infine, come Pianopoli e Carlopoli (il paese di Bruno Arcuri) nel catanzarese o Panettieri nel cosentino, il fronte dell’acqua pubblica si è chiaramente intrecciato con altre battaglie per la tutela del territorio e dei beni comuni, contro discariche e mega-centrali a biomasse. Questa è un’ulteriore dimostrazione che la campagna per l’acqua pubblica può porsi in prospettiva degli obiettivi molto più ampi di quelli previsti dai singoli quesiti referendari promossi.

Share

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.