Alcune domande a Ricciuto – Sorical

Apprendiamo dalla stampa dell’irresistibile impulso dell’ingegnere Giulio Ricciuto a chiarire i tanti misteri che ruotano intorno a Sorical, riempiendo intere colonne di giornale con proclami sulla sua, in realtà, irresponsabile gestione dell’invaso dell’Alaco e del bene comune acqua.
Egregio ingegnere Giulio Ricciuto, lei comprensibilmente si lamenta e si dispera perché quando i cittadini la riconoscono per strada le gridano dietro “avvelenatore”. Ci sentiamo quindi in dovere di chiarire una volta per tutte, nero su bianco, che i cittadini hanno pienamente ragione, dato che è proprio lei l’irresponsabile “responsabile degli impianti di potabilizzazione” della diga Alaco e dato che la stessa Sorical, nell’indimenticabile agosto 2010, ci ha rivelato di aver immesso nell’acquedotto una quantità di cloro così elevata da mandare in tilt i vostri forse precedentemente funzionanti strumenti di misurazione del velenosissimo ipoclorito di sodio, popolarmente detto varechina.
Il cloro, come ben sa, è un potentissimo agente tossico, un veleno letale per tutte le forme di vita, e, se immesso nell’acqua in quantità elevate, proprio come avviene per la disinfezione dell’inquinatissima acqua del lurido bacino dell’Alaco, produce ulteriori pericolosissimi composti cancerogeni capaci pure di causare mutazioni genetiche e varie altre gravissime patologie.
Vogliamo pure ricordare che la legge non dice affatto che l’acqua fornita ai cittadini deve essere semplicemente “potabile”, come finora impunemente affermato anche quando dai nostri rubinetti usciva acqua lurida e puzzolente, ma che stabilisce chiaramente (articolo 4 – d.lgs. 31/2001) che “ Le acque destinate al consumo umano devono essere salubri e pulite.” e che “non devono contenere microrganismi e parassiti, ne’ altre sostanze, in quantita’ o concentrazioni tali da rappresentare un POTENZIALE pericolo per la salute umana”
Dal vocabolario impariamo pure che “salubre” afferisce a “ciò che fa bene alla salute” e che “pulito” significa “privo di ogni sorta di sudiciume o di sporcizia”, definizioni che nessuno potrebbe associare all’acqua dell’Alaco senza ricevere in cambio ulteriori sberleffi e ancor meno gentili epiteti da parte della popolazione della provincia di Vibo Valentia.
Accogliamo comunque con piacere la proclamata volontà di chiarire la situazione Alaco e la invitiamo a rivelarci finalmente alcune verità che di certo conosce ma che finora si è guardato bene da rendere pubbliche, sperando che d’ora in poi voglia smettere di avvelenarci, oltre che con il cloro, anche con ulteriori bugie:
– Quali sono i reagenti chimici, e le rispettive quantità, utilizzati nel finora misteriosissimo processo di potabilizzazione dell’acqua dell’Alaco? Può indicarceli visto che non abbiamo trovato traccia di queste indispensabili informazioni presso nessuno dei soggetti controllori pubblici coinvolti e ne vorremmo invece un elenco completo e definitivo?
– Quanti e quali sono i comuni serviti dall’Alaco e quali le rispettive quantità erogate?
– Sostiene che l’acqua dell’Alaco immessa nei nostri acquedotti è sempre di ottima qualità e che ci arriva lurida al rubinetto di casa per colpa delle reti idriche comunali e “condominiali” che la rovinano successivamente. Allora perché, considerato che le reti idriche comunali e condominiali sono sempre le stesse, al contrario la qualità dell’acqua che sgorga dai rubinetti di casa e dalle fontane cittadine pubbliche è estremamente variabile, a giorni marrone, a giorni giallastra, a giorni quasi trasparente ma puzzolente di varechina o altro?
– Perché è accusato dalla Procura della Repubblica di avere intenzionalmente provocato un ritardo nell’intervento degli ispettori del NAS cercando di “seminarli” nei boschi della Lacina? Come mai alcuni suoi collaboratori, mentre si perdeva nel bosco con i carabinieri al seguito, cercavano inutilmente di rimuovere un’inquietante sostanza schiumosa prodotta dal sedimentatore? E’ forse normale quella schiuma puzzolente e arancione che abbiamo visto anche in tv nel famoso documentario “Acquaraggia” di Rai Tre che lei conosce bene?
– Da dove viene lo scarico nella fiumara Alaca posto a pochi metri dall’impianto di
potabilizzazione? Perché, contrariamente agli altri corsi d’acqua nelle vicinanze, le pietre di quella fiumara sono annerite come provato da numerose foto finite anche sui giornali e perché alcuni pastori ci informano che gli animali in gravidanza che bevono quell’acqua abortiscono immediatamente?
– Cosa fate con gli strumenti di misurazione in continuo dei parametri chimici dell’acqua? Esistono? Funzionano veramente? E’vero che riparate gli strumenti senza poi tararli adeguatamente invece che sostituirli con strumenti nuovi come sarebbe meglio fare?
– Da quanto tempo non si sottopone ad un’adeguata visita oculistica, dato che ha più volte affermato di non vedere le piante e le ceppaie di ontano lasciate a marcire in decomposizione sul fondo e sulle rive del lago, le cui foto sono ormai famose in tutta Europa? Come fa a dire che la bonifica è stata effettuata?
E le vacche che pascolavano da anni a bordo lago? Prima che fossero notate dal Procuratore che le ha sequestrate dietro nostra segnalazione, non sua, credeva che fossero delle sagome di legno o dobbiamo davvero pensare a forti problemi di vista?
– Come si chiama il “big-manager” della Sorical a cui i carabinieri, nel corso di una perquisizione ordinata della Procura di Catanzaro, hanno trovato sotto il materasso di casa quasi 50milioni di euro in titoli di credito, assegni circolari e denaro contante? Sono soldi nostri?
– Come mai nelle analisi del 6 dicembre 2012 fu riscontrata un’ingente quantità di benzene nelle acque in uscita dall’Alaco che poi si trasformò in “composti aromatici alogenati derivati da benzene”? Come hanno fatto queste sostanze a finire in un lago a quasi 1000 metri di altezza sul livello del mare? E, soprattutto, perché le analisi furono rese pubbliche dopo 56 giorni? Chi o cosa ha impedito che le analisi fossero pubblicate per tempo?
– Sulle acque dell’Alaco sono mai state effettuate le analisi di verifica obbligatorie per legge, comprendenti le sostanze riportate dall’allegato C del decreto 31/2001, ovvero la radioattività dell’acqua e gli altri parametri fisici? Cosa ci dice riguardo alle analisi dei fanghi del fondale dell’invaso, sono mai state effettuate?
– Infine, perché il lago Alaco è privo di forme di vita come pesci e rane? E’vero che il lago è
asfittico? E’vero che l’inquinamento del lago ha provocato una proliferazione abnorme di alghe che sottraggono il necessario ossigeno ad ogni altra forma di vita acquatica (eutrofizzazione)? E’vero che nessun uccello si avvicina all’acqua dell’Alaco né per bere né per lavarsi? In attesa di sollecito riscontro…

Coordinamento calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

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