Alaco: il buongiorno al veleno di un territorio in guerra

Buongiorno. Chissà se qualcuno finalmente si sveglierà. Quello di oggi è un buongiorno al veleno, in verità, per centinaia di migliaia di calabresi, ma è pur sempre un buon giorno se servirà a far capire che le denunce solitarie degli attivisti pro acqua pubblica non erano frutto di “inutili allarmismi” né di visioni catastrofiche alimentate da manie di protagonismo. L’acqua dell’Alaco è avvelenata. La non notizia è arrivata ieri, poco prima delle 16, in decine di comuni collegati al lago di gomma che infanga le pianure della Lacina. Alcuni sindaci magari avranno pure strabuzzato gli occhi una volta letto il fax inviato dalle autorità sanitarie. Immaginate, ad esempio, il candido stupore di un Bruno Rosi o di un Nicola D’Agostino. Per questi sindaci un po’ naif è stato molto semplice, fino a ieri, dire che quell’acqua era potabile. Non avevano alcun peso sulla coscienza. Placidi e mansueti, all’apparenza bonari, proprio come il pantano da cui ci hanno fatto abbeverare per anni. Si fidavano di analisi incomplete, ridicole, mica potevano credere al grido d’allarme di quei quattro scalmanati. Sì, la Procura già dal 17 maggio scorso aveva sequestrato l’invaso, però si sa come vanno queste cose: “Spagnuolo fa campagna elettorale”, arrivò a dire un lucidissimo amministratore serrese che ancora oggi invita a bere l’acqua dal rubinetto, senza che nessuno gli prescriva un Tso. Loro sì che sanno come va il mondo, non potevano certo scomporsi vedendo quelle inchieste giornalistiche che raccontavano, con documenti e testimonianze, storie terribili di un’ex discarica abusiva riempita d’acqua per fare soldi sulla pelle dei cittadini. Invenzioni, avranno pensato. Vabbè, anche l’ordinanza della Procura seguita all’inchiesta “Acqua sporca”, che gli hanno notificato il giorno del sequestro, probabilmente diceva le stesse cose, ma chi se le poteva leggere centinaia di pagine, andiamo…Questi si sono candidati per tagliare nastri e imbastire sorrisi di fronte ai fotografi, non possono certo andare ad informarsi su tutta quella roba chimica. L’acqua Sorical è sempre stata buona per loro. Anche se poi vanno alla fontanella a riempirsi le bottiglie, di notte, per non essere visti. Fior di amministratori, buoni padri di famiglia.
Un po’ meno naif sono i dirigenti e i tecnici di Sorical che nel pantano asfittico dell’Alaco ci hanno sguazzato per anni. I loro lauti stipendi li paghiamo noi, per dire. Ad uno di loro hanno trovato 50 milioni di euro in casa. Sono indagati per avvelenamento colposo di acque sia il presidente (Camo) dei tempi di Loiero, sia quello attuale (Abramo), messo lì da Scopelliti. Stesse accuse per l’ingegnere Sergio De Marco da Soverato e il suo collega-braccio destro Giulio Ricciuto, da Pizzo. Per loro – impegnati a buttare fumo negli occhi dei cittadini, a cercare (invano) di intimidire i giornalisti che si occupano del caso, o più banalmente a seminare i Nas tra i boschi delle Serre per correre a nascondere i fanghi dal sedimentatore – la notizia del benzene deve essere stata davvero come un sorso di acqua fresca. Sono rimasti fedeli al signor Veolià, che li avrà certamente saputi ricompensare prima di scappare via con i forzieri pieni.
Poi ci sono i politici di razza, “onorevoli” rappresentanti del territorio arrivati nelle stanze dei bottoni, che dell’Alaco non hanno mai parlato, anche se ci abitano a 7 chilometri di distanza. Per loro non esiste. Mai una parola, neanche in uno dei mille comunicati seriali con cui inondano quotidianamente le redazioni dei giornali. Niente. Ora che la campagna elettorale si infiamma, poi, il benzene potrebbe essere pericoloso. Oggi la Sorical la comandi tu, ma domani potrei esserci io al tuo posto, quindi non disturbo. E poi loro hanno il pozzo, e a Roma l’acqua è buona, lo sanno tutti.
Questa è guerra. Avvelenare coscientemente 400mila persone è un infame atto di guerra. La dichiarazione di aperta ostilità c’è stata nel 2006, quando oltre 80 comuni si sono allacciati a quel bacino che tutti, tutti, sapevano essere una discarica abusiva mai bonificata e ricoperta d’acqua. Gli uomini di Sorical e Veolià hanno garantito che l’acqua non sarebbe mai più mancata, si sono presentati come i salvatori della patria, sono stati accolti dalle mani compiacenti di amministratori e tecnici collusi, allora come oggi. Derubare un popolo e, come se ciò non bastasse, avvelenarlo, è un atto di una violenza inaudita. Tutto ciò non è successo per caso, ma è stato studiato a tavolino, è stato preparato con dolo. Per soldi. E’ forse la peggiore forma di colonizzazione che la Calabria abbia mai subito, messa in atto grazie alla connivenza decisiva e interessatissima della politica nostrana. Un disastro ambientale enorme – lo scriviamo ormai da anni – di cui ancora non si è compresa la reale portata. Dunque è già tardi per capire che chi ci ha rubato l’acqua e venduto il veleno ha ucciso il nostro territorio, ma non è mai tardi per capire, in questa guerra, da che parte stare. Non è mai tardi per resistere, per combattere contro chi, per il profitto, vuole rubarci la vita. Quindi sveglia, che è ora. Buongiorno.

Fonte: ilvizzarro.it

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