Acqua Sporca. L’indagato Sindaco Rosi esce dal letargo e promette 2 querele

Dopo le recenti polemiche che hanno ridestato, nell’operato di un’Amministrazione sempre più dormiente, la questione “acqua sporca”, il Sindaco di Serra San Bruno, Bruno Rosi, sembra essersi finalmente convinto a intraprendere delle azioni legali a tutela della salute dei cittadini. Peccato che proprio ieri lo stesso Rosi, assieme all’ex Sindaco Raffaele Lo Iacono, sia finito tra i 20 indagati dei NAS di Catanzaro nel secondo filone di inchiesta della vicenda Alaco. Le accuse riguardano la mancata disposizione dei controlli previsti dalla legge nel periodo 2009-2012.
A destare dal profondo letargo gli amministratori serresi, oggi pronti a sporgere querele a iosa, sembra sia stata la successione di note emesse dall’Asp di Vibo, che nel giro di soli due giorni avrebbero comprovato la non potabilità e relativa revoca delle acque proveniente dall’invaso Alaco. In particolar modo la presenza acclarata di composti derivanti dal benzene, oltre che di una massiccia quantità di cloriti, ha gettato nello sgomento e nella confusione la cittadinanza, già poco avvezza a considerare idonea all’uso umano l’acqua immessa nel circuito idrico comunale da Sorical. Ciò nonostante, più esponenti dell’Amministrazione si erano maldestramente impegnati nel tempo a difendere a spada tratta la multinazionale leader nella distribuzione delle acque. In particolar modo il Presidente del Consiglio Comunale, Giuseppe De Raffele, aveva reiteratamente, da più di un anno – nonostante l’impianto dell’Alaco fosse stato nel maggio scorso affidato a custodia giudiziaria e posto sottosequestro dagli uomini dei Nas e del Corpo Forestale dello Stato – invitato pubblicamente i cittadini a continuare a bere acqua dal rubinetto. Lo stesso De Raffele aveva tra l’altro sbandierato le sue convinzioni sul social network facebook, in un gruppo pubblico denominato “Io bevo acqua dal rubinetto” (gruppo tuttora attivo), fra i quali amministratori della pagina internet, risulta anche Domenico Lagadari, dipendente Sorical, finito tra i 26 indagati della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, con l’accusa di concorso di persone nel reato doloso e di interruzione di pubblico servizio. Oltre a ciò è da ricordare che lo stesso Sindaco Rosi aveva addirittura, nel giugno scorso, diffidato il Comitato Civico pro Serre, da sempre sensibile sulla questione Alaco, ad affiggere per il paese un manifesto-vademecum che indirizzasse la cittadinanza verso un corretto e parziale utilizzo dell’acqua Sorical. In quel caso Rosi, oltre a non autorizzare l’affissione, aveva anche inviato un esposto al Comitato, “invitando” i rappresentanti del sodalizio a presentarsi “urgentemente nella sede municipale” e minacciando, nel caso contrario, di esporre querela alle autorità giudiziarie competenti. Inoltre più volte il Comitato pro Serre è stato poco velatamente accusato di “promuovere solo ed esclusivamente azioni allarmiste”.
Solo oggi, quindi, con un atto a dir poco tardivo, e contraddicendo le proprie posizioni e quelle dei propri consiglieri, il Sindaco Rosi si sente in dovere di “operare a difesa della salute pubblica”, sporgendo ben due querele che però, dalla nota ufficiale diramata dall’ufficio del primo cittadino serrese, non si intuisce affatto a chi siano indirizzate. Intanto rimangono anche i misteri su un investimento di circa 280mila euro che sarebbe già stato destinato dal Comune per il ripristino dei serbatoi pubblici smantellati nel 2006, perché stranamente nel piano di previsione triennale delle opere pubbliche 2012-2015 non risulta alcun progetto inerente alla costruzione di strutture ed impianti idrici.

Fonte: ilvizzarro.it

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