Acqua pubblica (ancora) si può

L’11 ed il 12 gennaio ad Acri e Lamezia Terme due iniziative per la ripubblicizzazione del servizio idrico

L’art. 15 del D.L. 135/09 –approvato definitivamente dalla Camera dei Deputati il 19 Novembre 2009– obbliga l’affidamento della gestione di tutti i servizi pubblici locali a rilevanza economica ad imprenditori o società private o, in alternativa, a società a partecipazione mista con capitale privato non inferiore al 40%. Tale provvedimento, che evidenzia irrevocabilmente la deriva privatizzatrice di questo Governo, coinvolge anche il servizio idrico, e punta a sottrarre ai cittadini ed alla sovranità dei Comuni l’acqua potabile, il bene più prezioso, per consegnarlo a partire dal 2011 agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati.

Una vigorosa opposizione alla realizzazione di tale progetto è necessaria anzitutto per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come diritto universale non assoggettabile a logiche di mercato, ed in secondo luogo per le ripercussioni disastrose che la privatizzazione potrebbe generare sulla crescita delle tariffe. Infatti, mentre un ente pubblico non prevede alcun profitto e determina la tariffa rapportando le sole spese gestionali al quantitativo di acqua erogata ai comuni serviti, una società privata (o mista) prevede inevitabilmente la realizzazione di un utile dalla gestione del principale Bene Comune.

Questo secondo scenario ha già condotto ad esperienze molto negative in Italia (es. Latina, Arezzo) ed è quanto si sta verificando in Calabria con la Sorical, la società mista di sovrambito che gestisce il servizio di adduzione, cioè di distribuzione “all’ingrosso” dell’acqua. Il socio privato della Sorical è la francese Veolia, multinazionale leader nei servizi ambientali che, guarda caso, gestisce anche i rifiuti in Calabria (l’inceneritore di Gioia Tauro e varie discariche) ed il cui Presidente, guarda caso, è anche a capo dell’EDF, altro colosso francese protagonista nelle operazioni per “risuscitare” il nucleare in Italia. I vantaggi che i calabresi traggono dalla presenza della Veolia nella Sorical sono ignoti, soprattutto in termini di investimenti economici (si è a conoscenza solo di svariate anticipazioni di cassa concesse dalla Regione e dell’accensione di un mutuo di 240 milioni di euro con la Depfa Bank, istituto irlandese noto alle cronache per via del cosiddetto scandalo dei “derivati tossici”). Del resto il settore idrico, data la sua elevata intensità di capitale e i lunghi tempi di immobilizzo, è molto vulnerabile dal punto di vista finanziario, e si presta meglio ad essere sostenuto dal settore pubblico, che tra l’altro gode di un costo dell’indebitamento generalmente inferiore.

Nonostante il D.L. 135/09 sembri destinare la gestione dell’acqua nelle mani di soli imprenditori o società private, rimane ancora possibile dar vita ad una gestione pubblica del servizio idrico integrato, che può realizzarsi pienamente attraverso l’affidamento diretto ad un Ente di diritto pubblico, strumentale dell’Ente Locale (Consorzio tra Comuni, Azienda speciale, Azienda speciale consortile). La strada per arrivare a tale risultato passa attraverso l’inserimento negli Statuti Comunali di una specifica formulazione che definisca il servizio idrico integrato quale servizio pubblico locale privo di rilevanza economica. Con tale operazione i Comuni, svincolandosi dall’Art. 15, hanno la potestà di decidere quale forma intendono adottare per la gestione del servizio idrico in quanto servizio privo di rilevanza economica e, quindi, scegliere di affidarlo direttamente ad un’Azienda speciale consortile da essi costituita.

La scelta dell’affidamento ad un’Azienda speciale consortile è quella realmente rispondente ad una gestione pubblica del servizio idrico, anche rispetto all’affidamento ad una S.p.A. “in house”. Questo sia perché, a seguito dell’approvazione del decreto 135/09, le gestioni affidate a società “in house” sono sostanzialmente destinate a cessare, sia soprattutto perché un’Azienda speciale si muove nell’ambito del diritto pubblico, assumendo come vincolo il pareggio di bilancio, e non la produzione di utili. Ciò ha ovviamente una notevole incidenza nella fissazione dell’andamento tariffario.

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” e la CGIL hanno organizzato due incontri per approfondire le tematiche della ripubblicizzazione del servizio idrico. Il primo appuntamento è fissato ad Acri, lunedì 11 gennaio alle 17,00 presso la Sala Consiliare di Palazzo Sanseverino, e vedrà tra gli altri la partecipazione dell’Assessore provinciale all’Ambiente Ferdinando Aiello e del missionario comboniano Alex Zanotelli. Nel secondo incontro, che si terrà martedì 12 gennaio alle 17,00 a Lamezia Terme presso il Teatro Umberto, sono previsti gli interventi tra gli altri degli Assessori Regionali Incarnato e Greco e di Marco Bersani, del Coordinamento Nazionale del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua. Alle iniziative sono invitati a partecipare in particolar modo gli amministratori locali, cui sarà chiesto di sottoscrivere un manifesto comune per la salvaguardia dell’acqua pubblica in Calabria.

Siamo convinti che la ripubblicizzazione del servizio idrico non sia solo possibile, ma inevitabile. È avvenuta a Parigi, nella patria delle multinazionali dell’acqua, sta avvenendo in Puglia, nella regione che vede operare il più grande acquedotto italiano, avverrà anche in Calabria.

Cosenza, lì 08.01.10

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Sergio Genco – Segretario Generale Regionale CGIL

 

 

 

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