Crisi idrica Vibo Valentia. “Ad rivum eundem lupus et agnus venerant”

Ad rivum eundem lupus et agnus venerant”, inizia così la famosa favola di Fedro nella quale il lupo sbrana l’agnello accusato di aver inquinato l’acqua, nonostante l’agnello professi la sua innocenza facendo, giustamente, notare «in che modo posso di grazia fare ciò che ti lamenti, lupo? L’acqua scorre da te alle mie labbra».

Come noto le favole di Fedro conservano la loro umanità restando sempre attuali e la vicenda dell’acqua nella città di Vibo Valentia richiama fortemente quanto previsto dal favolista latino.

Nei mesi scorsi, sulle cause della non potabilità dell’acqua, la stessa Sorical S.p.A. aveva ammesso una “eccessiva” disinfezione dell’acqua nell’impianto dell’Alaco oltre ad indicare ulteriori ipotesi.

Una di queste era quella della chiusura serale della rete di distribuzione cittadina che, in corrispondenza della riapertura al mattino, avrebbe comportato i problemi di inquinamento. Per quanto riguarda l’inquinamento batteriologico la “croce” veniva invece addossata alla rete di distribuzione dei vari comuni che presenta valori di dispersione molto elevata; spiegato in parole comprensibili, i punti dai quali l’acqua si disperde, per tubazioni molto usurate, sono anche punti di possibile infiltrazione e quindi di probabile inquinamento.

Il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” proprio per quella situazione di crisi idrica organizzò, il 1° ottobre scorso, una pubblica assemblea, molto partecipata, nella quale sono state puntualizzate alcune cose. Anzitutto, pur nella veridicità della dispersione di acqua nella rete di distribuzione del Comune di Vibo Valentia, non si comprendeva come mai negli altri Comuni della Calabria, dove pure la dispersione nelle reti interne è notevole, le acque non fossero inquinate.

A parere del Coordinamento il problema era invece proprio quello rilevato dall’Arpacal che, in un comunicato ufficiale del 9 settembre scorso, attestava che le analisi da loro effettuate evidenziavano una potabilità dell’acqua compromessa da “fattori legati alla linea di adduzione” e, precisamente, dall’impianto di potabilizzazione che usa le acque del Bacino del Lacina (impianto dell’Alaco).

L’Arpacal indicava come livelli di compromissione “la presenza di ferro oltre i limiti normativi, manganese a livelli vicini ai limiti normativi ammoniaca”, attestando pure contaminazioni batteriologiche spesso presenti.

Adesso il sequestro da parte della Magistratura, che sempre più spesso interviene laddove sarebbe richiesto il “lavoro” della classe politica, del principale serbatoio di acqua potabile della città di Vibo Valentia farebbe presupporre che l’inquinamento è dalla parte del “lupo” e non da quella dell’”agnello”.

Se quindi il problema deriva dall’adduzione delle acque perché non sono stati attivati i pozzi della città di Vibo Valentia, così come richiesto con forza nell’assemblea del 1° ottobre scorso? Perché lasciare una città senza acqua potabile quando l’alternativa esiste?

Perché il Comune di Vibo Valentia, massima autorità per la salvaguardia dei diritti dei propri Cittadini, non ha informato compiutamente i vibonesi della situazione reale e non ha imposto alla Sorical S.p.A., o alla Regione Calabria, di mettere in atto tutte le azioni per assicurare acqua potabile dai rubinetti?

Come noto, sono diversi i Comuni calabresi che, non potendo fare fronte al pagamento dell’acqua potabile, stipulano atti con la Sorical S.p.A. che ne chiede puntualmente il rispetto (Cosenza, Bisignano, Sellia Marina, ecc.).

Ebbene esiste un altro atto adottato dalla Sorical S.p.A. in applicazione delle Normative vigenti in materia ed è la “Carta del servizio di erogazione di acqua per usi idropotabili nell’ambito della gestione degli acquedotti affidati in concessione” approvato dalla Giunta Regionale con delibera n.822 del 14/12/2009.

La Carta del servizio si configura come un vero e proprio patto con gli Utenti, nel caso specifico gli utenti sono le Amministrazioni Comunali.

Ebbene la Sorical S.p.A. (paragrafo 3.6 “Informazione all’Utente”) si impegna, in particolare, ad assicurare l’Utente “in ordine alla corrispondenza dell’acqua erogata ai vigenti standard di legge”, a “rendere noti periodicamente i principali dati quali-quantitativi relativi al servizio erogato” e ad informare tempestivamente l’Utenza “con adeguato preavviso, delle misure adottate per far fronte a situazioni di crisi idrica o di crisi qualitativa”.

La “Carta del servizio” stabilisce (paragrafo 4.6 “Qualità dell’acqua erogata”) che la Sorical S.p.A. “nei casi in cui i referti analitici evidenzino una situazione di rischio sanitario, oltre agli interventi sopra indicati, il Gestore provvede a trasmettere immediatamente, via fax o con altro sistema idoneo, adeguata informativa del superamento dei valori di parametro all’ASL competente per territorio la quale provvede alla valutazione del dato ed al relativo giudizio oltre alle eventuali misure precauzionali del caso. Indipendentemente dalle azioni messe in atto da questa, la So.Ri.Cal. S.p.A. provvede ad adottare tutti i provvedimenti ed interventi finalizzati alla tutela della salute pubblica nonché al monitoraggio analitico dei parametri oggetto di non conformità”.

Ovviamente rispetto a quanto sopra riportato la Sorical S.p.A. è stata assolutamente inadempiente disattendendo la “Carta del Servizio”.

E’ lecito però chiedersi quale provvedimento abbiano adottato gli altri “contraenti”, e cioè il Comune di Vibo Valentia e la Regione Calabria che, ricordiamolo, aveva approvato la “Carta del servizio” con delibera di Giunta Regionale, proprio per queste gravi inadempienze.

I patti valgono solo per i Comuni, e quindi per i Cittadini, o valgono per tutti?

E perché al Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, e quindi a tutti i Cittadini calabresi, non vengono date risposte precise sul rispetto della Convenzione “Regiione Calabria-Sorical S.p.A.” (tariffe applicate, investimenti realizzati, ecc.)?

Noi invitiamo pertanto la classe politica regionale, e vibonese in particolare, a rivendicare il proprio ruolo istituzionale di difesa dei Cittadini e salvaguardia di un Bene Comune che non può essere gestito da una società che ha come finalità il profitto.

Perché si scrive Acqua ma si legge Democrazia.

Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.

Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.

Per conservarlo per le future generazioni.

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